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Ottaviani si ribella ad Acea? Il sindaco: “Venga lasciato al territorio il nuovo appalto da 62 milioni”

Ottaviani Lisi«Ci sono momenti topici – ha dichiarato il sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani – tra gli enti pubblici ed i concessionari privati nei quali è possibile verificare la buona fede e gli scopi effettivi dei gestori, nel corso dell’esecuzione del contratto. Ebbene, la materia della redistribuzione sul territorio del prodotto interno lordo, generato dai proventi della concessione del servizio idrico, costituisce sicuramente uno degli elementi prioritari della verifica degli interessi in gioco. In un momento in cui le nostre imprese locali soffrono più delle altre per la crisi dell’edilizia, amplificata dal comportamento vessatorio dei grandi costruttori della Capitale, risulterebbe assolutamente paradossale che i 62 milioni di euro pagati dai contribuenti della provincia di Frosinone, relativi ai nuovi investimenti sui sistemi idrici e fognari, prendano la direzione di Roma o di Firenze, dove si assumono le decisioni più importanti della gestione del servizio idrico. Senza girarci troppo attorno, l’attuale bando sulla gara dei 62 milioni di euro, in un’unica tranche, non vedrebbe la possibilità di partecipazione di alcuna azienda locale, se non in forma di associazione temporanea di imprese, con evidente non economicità e con la creazione di notevoli sperequazioni. L’assemblea dei sindaci non ha competenze sulla gestione diretta e non può chiedere che lavorino le imprese x ed y, ma certamente ha il dovere di chiedere al gestore che non vengano escluse, di fatto, le imprese del nostro territorio dove lavorano quegli stessi contribuenti che pagano la bolletta idrica. Decisioni del genere vengono congegnate dai massimi vertici di Acea, saltando anche i livelli locali, ma l’azionista di riferimento, ossia il Comune di Roma, espressione della politica, non può far finta di non capire quale sarebbe il danno per l’economia del territorio della nostra provincia. Quel bando va ritirato e ridisegnato in funzione della massima partecipazione delle imprese locali, prevedendo soglie ragionevoli e di buon senso».

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