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70 anni dalle bombe atomiche, incontro a Frosinone con la giornalista Marinella Correggia

Bombe atomicheHiroshima, 6 agosto 1945 ore 8:16: “Enola Gay”, guidato dal colonnello Paul W. Tibbets, sgancia “Little Boy”; Nagasaki, 9 agosto 1945 ore 11:02: “Great Artist”, guidato dal maggiore Charles W. Sweeney, sgancia “Fat Man”.
Quale lezione sulla pace a 70 anni dal lancio delle bombe atomiche? Ci si confronterà domani 6 agosto alle 21:30, a Frosinone in Largo Turriziani, con l’aiuto di Marinella Correggia, giornalista e autrice che collabora con diverse testate, tra cui Il Manifesto. Tra i suoi libri: Manuale pratico di ecologia quotidiana (Mondadori, 2000); La rivoluzione dei dettagli (Feltrinelli, 2007); Io lo so fare (Altraeconomia, 2010); La lunga marcia dei senza terra dal Brasile al mondo, con Claudia Fanti e Serena Romagnoli (EMI, 2014); L’alba dell’avvenire (edizioni Puntorosso, 2007).
Anche Frosinone come in tante altre parti del mondo si farà memoria delle tragiche scelte di sganciare due bombe atomiche contro le popolazioni dei Paesi belligeranti alla fine della II guerra mondiale.
Gli organizzatori dell’incontro (Anpi provinciale, Partito Comunista d’Italia, Sinistra Ecologia e Libertà, Partito della Rifondazione Comunista SE, Federazione dei Giovani Socialisti, Associazione Oltre l’Occidente, Comitato di lotta per il lavoro, Confederazione Cobas, Comitato “Salviamo la Costituzione”) spiegano: «Non siamo convinti che le giustificazioni di Truman all’indirizzo del popolo americano (“Noi abbiamo usato la bomba contro coloro che ci attaccarono senza preavviso a Pearl Harbour, contro coloro che hanno affamato e torturato e ucciso i prigionieri di guerra americani, contro coloro che hanno abdicato a ogni pretesa di obbedire alle leggi internazionali di guerra. L’abbiamo usata per accorciare l’agonia della guerra”) siano una giustificazione sufficiente per ciò che la bomba rappresentava e avrebbe rappresentato negli anni successivi e ancora oggi rappresenta nel tentativo di “equilibrio” nucleare tra le potenze mondiali».
La bomba atomica su Hiroshima provocò 92.233 morti e 37.425 feriti; quella su Nagasaki 23.753 morti e 43.020 feriti (molti dei feriti morirono in seguito a causa delle ferite e delle radiazioni). «Le proporzioni erano incommensurabili – affermano ancora gli organizzatori dell’appuntamento di domani – se è vero che con un aereo e una bomba si sono raggiunti livelli di distruzione che con armi convenzionali avrebbero richiesto l’impiego di molti aerei insieme e di molte bombe, anche se Dresda e Tokio furono oggetto di ripetuti bombardamenti con lo stesso numero di vittime; l’utilizzo della bomba atomica è stata anche una devastante arma psicologica che ha lasciato nelle popolazioni colpite un senso di terrore, di impotenza e di disperazione senza precedenti e nelle coscienze di molti, che allora seppero e oggi ricordano, un senso di orrore che nessun calcolo comparativo sulla “quantità” di vite sacrificate, o risparmiate, riesce a vincere».
La bomba ha ridefinito i rapporti e gli equilibri mondiali e probabilmente li ridefinisce ora, nella politica internazionale di oggi. Anche su questo Marinella Correggia aiuterà a divincolarci, soprattutto nel caos Mediorientale e nell’alba dell’avvenire dell’America Latina attraversata da grandi cambiamenti come i tentativi di affermazione del “socialismo del XXI secolo”.

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