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Stadi blindati e città paralizzate, l’inefficacia della tessera del tifoso

Roberto Maroni«Ci sono i tifosi e ci sono i violenti. E nei confronti dei violenti non c’è possibilità di mediazione. I violenti devono essere fermati, lo facciamo e continueremo a farlo. La tessera del tifoso è uno strumento utile proprio in questa direzione». Le parole risalgono al 25 agosto 2010 e furono pronunciate dall’allora ministro dell’Interno Roberto Maroni. Nelle intenzioni del ministro leghista il nuovo strumento avrebbe dovuto garantire la sicurezza degli spettatori all’interno degli stadi. Cinque anni più tardi la tessera – è ormai evidente – non ha portato benefici concreti se poi ad ogni partita devono svolgersi tavoli tecnici, vertici in Prefettura e riunioni del Gos per pianificare le misure di ordine pubblico.
Prendiamo la gara Frosinone – Roma. Un sostenitore giallorosso con la tessera del tifoso residente nella nostra provincia non può andare a vedere la partita nel settore ospiti. Non può farlo neppure un sostenitore giallorosso con la tessera del tifoso della Nazionale, quella denominata Vivo Azzurro per intenderci. E, infine, non può acquistare il biglietto per la Curva Sud neppure lo stesso tifoso giallorosso, residente questa volta in provincia di Roma ma sprovvisto della card dello stesso club capitolino. In altre parole, aver sottoscritto la tanto famosa tessera del tifoso, quella che «avrebbe fermato i violenti», non garantisce la possibilità di poter seguire la propria squadra del cuore.
E così si arriva alle soluzioni di queste ultime ore, con il capoluogo blindato e lo stadio tenuto sotto strettissima osservazione. Misure necessarie secondo Prefettura e Questura e nessuno intende contestarle. Però se in una Repubblica democratica non si ha neppure, non diciamo la possibilità di andare allo stadio, ma quanto meno di circolare per la propria città, allora lo Stato ha perso in partenza. E poi, cari Maroni e ministri dell’Interno vecchi e attuale, siamo sicuri che il problema del calcio italiano siano i tanto vituperati ultras e non, invece, presidenti, dirigenti e anche calciatori che in alcuni casi infangano la lealtà sportiva? (Gabriele Margani)

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