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E se il sogno della salvezza fosse realizzabile?

E finalmente sono arrivati i complimenti per la vittoria. Roberto Stellone li aveva chiesti, stanco di sentire quelli per il bel gioco. Il Frosinone stava diventando la squadra che pratica un bel calcio, ma perde. La storia dei campionati di Serie A è piena di esempi di questo tipo: compagini che – soprattutto ad inizio stagione – ricevono tante lodi, per poi essere costrette a fare i conti con gli scarsi risultati. Il Frosinone non voleva più i complimenti, quelli non servono per la salvezza.
La salvezza appunto, l’obiettivo che fino a qualche settimana fa sembrava irraggiungibile. Molti tifosi avevano preso coscienza che questa stagione andava vissuta con leggerezza ed entusiasmo, a prescindere dall’esito finale. Ovviamente erano, questi, i tifosi consci del grado di difficoltà della categoria, della dimensione frusinate, del passato calcistico e dei mezzi tecnici a disposizione. Altri invece, “professori” del nulla, chiedevano la testa di questo o quell’altro già ad agosto: a questi ultimi più che la definizione di “tifosi” si adatta bene quella di “rompicoglioni”.
Torniamo alle aspettative riposte in questa stagione. Per moltissimi, insomma, era già un sogno essere in Serie A. Entrare a San Siro, all’Olimpico, allo Juventus Stadium, al San Paolo con la sciarpa giallazzurra, fieramente portata al collo, rappresentava già un validissimo motivo per poter dire: «Ho visto la Serie A, ho vissuto la Serie A. Non chiedo altro, da tifoso sono contento».
Poi, però, c’è stato un meraviglioso imprevisto, materializzatosi in quel gol di Blanchard al minuto quarantasette del secondo tempo nella partita contro la Juventus. E lì qualcosa è cambiato, perché in rapida successione sono arrivate la prima vittoria in Serie A contro l’Empoli, la straordinaria prestazione in casa della Lazio e il secondo successo sulla Sampdoria. E allora quella moltitudine di tifosi – quelli che da questa stagione volevano prendere solo gli aspetti positivi senza farsi venire il sangue amaro come stava facendo l’inutile e incazzosa minoranza – hanno iniziato a chiedersi: «E se il sogno della salvezza fosse davvero realizzabile?».
Oggi, 19 ottobre dell’anno Duemilaquindici, ci si crede un po’ di più in quel traguardo. Attenzione, il percorso resta complicatissimo: la permanenza in Serie A sarebbe un’impresa ancora più grande di quanto non lo sia stata la promozione nella stagione passata. Però se Diakité fa ripartire l’azione giallazzurra uscendo dalla difesa a testa alta e se Soddimo schernisce Cassano “nascondendogli” il pallone con una serie di finte, allora forse questo Frosinone non è poi tanto inferiore agli avversari. E, con buona pace della minoranza che “gufa”, la salvezza non appare più come una chimera. (Gabriele Margani)

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