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La Cisl scrive a Spilabotte e Scalia per modificare la Finanziaria a favore dei lavoratori della Videocon

«La legge Finanziaria 2016-2018 presentata dal governo alle Camere prevede la settima salvaguardia per i lavoratori esodati. Nell’articolo 18 lettera A e C vi è la possibilità di accedere al pensionamento, se i lavoratori sono stati collocati in mobilità a seguito di accordi governativi o non stipulati entro il 31 dicembre 2011. Nella specifica ipotesi si parla di lavoratori provenienti da aziende cessate o interessate dall’attivazione delle procedure concorsuali, quali il fallimento, il concordato preventivo, la liquidazione coatta amministrativa ecc., e comunque licenziati entro il 31 dicembre 2012. Orbene, in base a queste norme vengono esclusi i lavoratori della Videocon di Anagni, che sono stati licenziati nel mese di giugno 2013». Inizia così la lettera che il segretario generale della Cisl di Frosinone, Pietro Maceroni, ha scritto ai senatori eletti nella provincia di Frosinone Maria Spilabotte e Francesco Scalia. Con la nota di Maceroni si richiedono modifiche alla Legge Finanziaria 2016-2018 a favore dei lavoratori della Videocon di Anagni.
«In pratica – spiega il segretario generale della Cisl di Frosinone – per circa sei mesi, previsti dall’articolo 18, lettera A, i lavoratori pur avendo i requisiti previsti non rientrano nella salvaguardia per effetto della cessazione del rapporto di lavoro perché avvenuta successivamente al 31 dicembre 2012».
«Nell’evidenziare che la platea dei lavoratori interessati è di circa 400 persone – scrive ancora Maceroni – vi chiediamo di voler intervenire affinché nell’iter parlamentare tale norma venga modificata».
«A volte – le parole del segretario della Cisl – basta un nonnulla per evitare situazioni di disumanità come quelle che potrebbero accadere alle quattrocento famiglie, legate ancora al destino della Videocon, che se passasse la succitata norma sarebbero prigioniere nelle strette maglie della privazione; uomini e donne che continuano a riporre, giustamente, sogni e speranze nelle Istituzioni, persone alle quali in pochi anni sono svanite le aspettative di una vita».
«Centinaia di famiglie, appunto, figlie della nostra provincia, che praticamente andrebbero a vivere idealmente nella terra di nessuno, frutto amaro di norme distanti da chi vive situazioni al limite della povertà e insensibili ai loro problemi di sussistenza, se non di vera sopravvivenza», conclude Pietro Maceroni.

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