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Processo Valle del Sacco a rischio prescrizione

«Il prossimo 22 ottobre, presso il Tribunale di Velletri, si terrà la nuova udienza del processo sulla contaminazione da Beta-esaclorocicloesano nella Valle del Sacco, per il quale si rischia di vedere assolvere tutti gli imputati per prescrizione: è questa, infatti, la formale richiesta della difesa, che si è rifatta all’ormai tristemente nota sentenza Eternit di Casale Monferrato, in particolar modo per quanto riguarda i tempi in cui l’atto incriminato è stato commesso». Lo scrive in una nota Retuvasa – Rete per la Tutela della Valle del Sacco, che sta seguendo il processo.
«In pratica – prosegue l’associazione ambientalista – la difesa chiede dichiararsi prescritto il reato perché il termine per la punibilità della condotta illecita decorrerebbe dal momento in cui il lindano ed i suoi derivati sono stati immessi nell’ambiente e non da quando hanno prodotto gli effetti negativi sulla salute dell’uomo. Di contro l’accusa potrebbe ribattere che gli imputati non hanno impedito, negli anni a seguire, l’infiltrazione nelle acque di queste sostanze cancerogene – oggi sappiamo che purtroppo lo erano – ed il conseguente disastro che conosciamo. Su questa ipotesi viene incontro la Procura, la quale afferma che le condotte criminose di sversamento e conseguente inquinamento del fiume erano ancora operanti al momento in cui vennero effettuati gli accertamenti dall’Arpa Lazio conseguentemente all’avvio dell’emergenza del 2005. Prima della richiesta di prescrizione avanzata dalla difesa il processo sembrava essersi ormai volto verso una direzione favorevole alla tesi dell’accusa e, quindi, dei diritti dei cittadini».
«A questo punto ci auguriamo che il giudice, dottor Coderoni, il 22 ottobre accolga l’opposizione dell’accusa e rigetti la richiesta di prescrizione, permettendo così che il processo possa proseguire nella ricerca dei responsabili di un disastro di cui ancora oggi, e non si sa per quanto altro tempo ancora, la popolazione della Valle del Sacco ne subirà le conseguenze», conclude Retuvasa.

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