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Il turnover del Frosinone, un “male” necessario

Probabilmente questo articolo sarebbe stato più popolare se avesse avuto come titolo un pungente “L’incomprensibile turnover di Stellone” oppure un più sarcastico “Il turnover, questa piaga sociale che affligge il Frosinone”. Ma il compito di chi racconta il calcio – ovviamente attraverso il suo punto di vista, questo è chiaro – non deve essere quello di puntare alla popolarità, bensì di analizzare le cose il più possibile in maniera lucida. Insomma, un articolo deve offrire un ragionamento pacato che sia spunto di riflessione.
Arriviamo al dunque: il turnover del Frosinone non è una sconcezza. Se Roberto Stellone, allenatore giovane ma di certo non sprovveduto, lo applica ci sarà un motivo. Anzi, più di un motivo. Il principale, contrariamente a ciò che pensano in molti, non è di carattere atletico: quello viene in un secondo momento. Il più importante è, invece, legato alla volontà di mantenere compatto lo spogliatoio. Stellone ha ben pochi eguali tra i suoi colleghi nella capacità di gestire il gruppo: non riconoscerlo significa avere dei preconcetti nei suoi confronti. Se in queste quattro stagioni alla guida del Frosinone ha dovuto gestire solo i “casi” sollevati da non più di un paio di giocatori – Curiale e Schiavi, che un anno fa di questi tempi reclamavano maggiore spazio – è anche merito della turnazione dei calciatori tra una partita e l’altra. L’allenatore cerca in questo modo di far sentire tutti utili alla causa del Frosinone: altri tecnici lo fanno a parole, lui lo fa con i fatti.
Poi, come detto, c’è il discorso fisico. Se la squadra nelle due precedenti stagioni è giunta alla fase decisiva del campionato in una brillante condizione, il merito è anche del turnover. Al di là dell’ottimo lavoro svolto dal preparatore atletico Capogna, negli straordinari sprint in Lega Pro e Serie B è risultata determinante la ridotta stanchezza delle gambe dei giallazzurri. E stanchi i giocatori del Frosinone non lo erano neppure dal punto di vista mentale, perché mantenere la concentrazione per una stagione intera ad un calciatore costa energie: con il riposo un atleta riesce a ricaricarsi anche sotto il profilo… della testa.
Prima della partita contro la Sampdoria Stellone pronunciò una frase che forse passò inosservata, ma che spiega il perché del turnover: «Questa soluzione a breve termine può non portare risultati, ma a medio e lungo termine li porterà di sicuro». Tradotto: il Frosinone dovrà cercare di avere più punti possibili a maggio, non in una singola partita di ottobre o novembre. Ecco perché il turnover è un “male” necessario. (Gabriele Margani)

Foto di Martina Terrinoni

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