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Se l’obiettivo è tenere il gruppo unito, Stellone sbaglia con i cambi al 90′

Era stata elogiata più volte la capacità di Roberto Stellone di plasmare un gruppo unito, di fatto azzerando i possibili malumori all’interno dello spogliatoio da parte di chi gioca meno. L’allenatore del Frosinone si è caratterizzato, in questi primi anni di carriera, soprattutto per questo aspetto. A lui va riconosciuto lo straordinario merito di aver costruito un gruppo granitico, nel quale le invidie e le gelosie non albergano.
Però, questa volta va mossa una critica al tecnico. Quelle incomprensibili sostituzioni quasi allo scadere del tempo regolamentare non fanno presagire nulla di buono per il futuro. Contro il Genoa, al minuto 89′, ha fatto entrare Longo e Tonev al posto di Gucher e Paganini. Attenzione, in questa sede non si giudica l’aspetto tecnico, ma solo quello delle possibili conseguenze di cambi così tardivi. Mandare in campo un giocatore – due giocatori in questo caso – a pochi secondi dalla fine della partita è umiliante per il calciatore stesso. Non si tratta né di essere egoisti, né individualisti, né “prime donne”, né viziati: è una cosa che non fa piacere a nessuno, da Leo Messi fino al calciatore dilettante della Terza Categoria.
E stupisce che proprio Stellone, che dell’attenzione agli equilibri dello spogliatoio ha fatto quasi una religione, commetta questo genere di errori. Errori che si vanno ripetendo da un po’ ormai. Era successo contro la Roma (Longo per Soddimo all’89’ sul risultato momentaneo di 0-1), contro la Lazio (Verde per Soddimo all’85’ e Castillo per Pavlovic all’86’ sul risultato momentaneo di 1-0) e contro l’Udinese (Daniel Ciofani per Frara all’88’ sul punteggio già fissato sull’1-0).
Un giocatore che fa il suo ingresso in campo a una manciata di secondi dalla fine avverte da una parte una certa mancanza di fiducia e dall’altra la pressione di dover incidere in pochissimo tempo sul match. Di sicuro far alzare dalla panchina un calciatore a tempo ormai scaduto non aiuta la sua autostima. E in Serie A va tenuto conto anche di questi particolari, se si vuole raggiungere l’obiettivo stagionale.
E allora l’ammirazione per Stellone resta immutata, così come la riconoscenza per il sogno che insieme alla società e alla squadra sta facendo vivere ai tifosi, però l’auspicio è che presti maggiore attenzione a questo aspetto. Come i suoi predecessori sulla panchina giallazzurra insegnano, il rischio è addirittura quello di perdere il controllo dello spogliatoio. (Gabriele Margani)

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