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Il Matusa non sempre sarà un fortino, serve un acuto a Palermo

Le tabelle le ha date Roberto Stellone alla vigilia della partita con l’Atalanta, a fine agosto e alla seconda giornata di campionato: «Dobbiamo ottenere sette vittorie e quattro pareggi in casa e tre vittorie e sei pareggi in trasferta». Con 25 punti in casa e 15 fuori il Frosinone sarebbe salvo. Per farla più semplice, servono complessivamente dieci vittorie e altrettanti pareggi. Potrebbe bastare anche meno, ma quello è l’obiettivo… sicurezza.
Finora in casa, a parte qualche punto lasciato per strada che con più attenzione poteva essere conquistato (leggi Genoa e Chievo), la tabella è ampiamente rispettata. Anzi, il Frosinone con quattro vittorie ha già compiuto almeno metà strada rispetto al proprio percorso. I problemi nascono fuori casa: con un solo pareggio e sei sconfitte il bilancio è altamente deficitario. Nessuna squadra ha fatto peggio del Frosinone, neppure il Verona ultimo in classifica.
E’ evidente, a questo punto, che se si vuole coltivare il sogno della salvezza bisogna invertire immediatamente la rotta e iniziare a conquistare punti pesanti anche lontano dal Matusa. Anche perché, come dimostra la partita di ieri, lo stadio di casa non sempre potrà regalare vittorie al Frosinone.
E allora sabato prossimo bisognerà puntare ad un solo traguardo: quello della vittoria. Contro un Palermo in piena crisi nervosa, destabilizzato dal suo stesso presidente e affidato a un allenatore che non sembra sapere da che parte cominciare per rimettere in piedi la sua squadra, ci vorrà una vittoria: solo con un acuto esterno il Frosinone potrà continuare a credere al suo obiettivo.

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