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Inquinamento a Frosinone, il vescovo Spreafico: “Cambiare stile di vita come chiede il Papa”

La città di Frosinone, secondo il dossier di Legambiente che raccoglie i dati di Arpa, è al primo posto in Italia per la presenza di polveri sottili nel 2015. Le targhe alterne utilizzate per limitare l’inquinamento dell’aria, dovuto alla mancanza di pioggia, non sembra risolvere il problema. Radio Vaticana ne ha parlato con monsignor Ambrogio Spreafico, vescovo di Frosinone.
«Devo dire che purtroppo siamo tristemente abituati, da anni, all’inquinamento perché questo è un territorio che si è sviluppato molto – ha spiegato il vescovo -. Frosinone è una città non grande, non raggiunge i 50 mila abitanti, ma nell’hinterland sono 150 mila; è una zona di pianura, con ristagno di aria; c’è l’autostrada che passa accanto alla città; l’industrializzazione selvaggia della Cassa del Mezzogiorno ha contribuito non poco ad inquinare l’aria e ci sono 700 auto ogni mille abitanti. La città è cresciuta in modo spropositato, ma non c’è una rete stradale che permetta uno scorrimento veloce. Questo purtroppo è il guaio. Una situazione molto difficile che provoca tante conseguenze, come le malattie cardiorespiratorie. Siamo molto preoccupati».
«La popolazione di Frosinone mi sembra un po’ rassegnata, perché anche l’anno scorso non è stato migliore di questo – ha proseguito Spreafico -. C’è una certa rassegnazione. Bisognerebbe fare un discorso un po’ complessivo sul territorio: un discorso sull’inquinamento atmosferico, ma anche sull’inquinamento dovuto all’industrializzazione, sull’inquinamento da trasporto pubblico. Qui ci sono molte ditte di trasporto su gomma, perché la ferrovia è tale che per andare a Roma sembra di prendere una tradotta militare. Mancano adeguate risposte dal punto di vista complessivo e, fino quando non si prenderà in mano la situazione con una visione complessiva del problema, credo che non usciremo da questa situazione».
«Credo che dobbiamo, come dice Papa Francesco, imparare nuovi stili di vita, cui forse talvolta è difficile adeguarsi. Noi abbiamo fatto, ad esempio, una cooperativa di agricoltura sociale per coltivare alcuni terreni che ci sono stati donati. Abbiamo in mente anche di utilizzare le nostre risorse boschive per una produzione di energia verde. Stiamo lavorando su questo. Credo che insieme, ognuno secondo le proprie responsabilità, dovremmo creare sinergie per rispondere a questa emergenza, che purtroppo è continua», ha concluso il vescovo Spreafico.

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