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La morte di Licio Gelli e lo sfregio alla città di Frosinone: la cementificazione dell’anfiteatro

Alla figura di Licio Gelli, oscuro personaggio che ha attraversato con un’ingombrante e al tempo stesso quasi invisibile presenza la storia italiana del secolo passato, scomparso lo scorso martedì, è legata una delle pagine più vergognose della città di Frosinone: la cementificazione dei resti dell’anfiteatro romano di viale Roma.
Quei resti giacciono nel capoluogo sotto il palazzo voluto dall’allora direttore dello stabilimento Permaflex di Frosinone, Licio Gelli, “maestro venerabile” della loggia massonica segreta P2. Era il 1965 e durante gli scavi per i lavori di costruzione dell’edificio vennero trovati i resti di un anfiteatro risalente al I-II secolo dopo Cristo. Già Giuseppe De Matthaeis all’inizio dell’Ottocento aveva ipotizzato l’esistenza di un anfiteatro romano in quella zona di Frosinone. Si pensa che l’antiteatro potesse contenere 2.000 persone.
Nel 1965 venne, dunque, fatta l’importante scoperta, ma incredibilmente l’erezione dell’edificio non venne fermata. La normativa relativa alla tutela dei beni archeologici, infatti, non fu sufficiente a bloccare definitivamente i lavori. E così l’intera zona fu cementificata.
Sono trascorsi cinquanta anni da allora e l’anfiteatro non è stato mai più recuperato, a parte un tentativo che non ebbe seguito intorno alla metà degli anni ’90. Su quella colata di cemento su un’opera tanto importante dal punto di vista storico-archeologico c’è la firma, tra le altre, anche di Licio Gelli. (Gabriele Margani)

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