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Omicidio di Samanta Fava, confermata in appello la condanna a 25 anni per l’assassino

Tonino Cianfarani, operaio, è stato condannato a 25 anni di carcere in relazione all’omicidio della sua ex compagna, Samanta Fava, 35 anni, di Sora. I giudici della Corte d’Assise d’appello di Roma hanno ribadito la sentenza che era stata emessa dai giudici di Cassino. La donna dopo essere stata colpita a morte venne murata nella cantina della sua abitazione di Fontechiari. Omicidio volontario e occultamento di cadavere sono state le accuse contestate.
Lui, l’imputato, a suo tempo negò ogni accusa: «Non le ho mai messo le mani addosso». Samanta fu ritrovata dopo lunghe ricerche in una nicchia realizzata nella cantina di una casa a Fontechiari, immobile che era nella disponibilità dell’imbianchino ed ex fidanzato della donna, scomparsa nel mese di aprile del 2012. A far scattare le ricerche era stato l’ex marito di Samanta. C’è voluto quasi un anno per arrivare a quella cantina e al successivo ritrovamento del cadavere.
Per giorni i sub l’avevano cercata invano lungo il fiume Liri, dopo che l’ex compagno aveva raccontato agli inquirenti di averla gettata nel corso d’acqua. Samanta fu, infine, ritrovata nella cantina di Fontechiari. Lì gli investigatori, coordinati dalla Procura di Cassino, arrivarono grazie allo straordinario fiuto del cane poliziotto Orso, che riuscì a indicare la presenza di un corpo dietro una parete. Così si cominciò a scavare, fino ad arrivare alla svolta e alla soluzione del giallo.

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