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Ferentino ricorda Don Giuseppe Morosini, il prete-partigiano che si batté contro il nazifascismo

“Le visioni di Don Giuseppe Morosini”. Questo il titolo dell’evento commemorativo organizzato per il 72° anniversario del Sacrificio del giovane sacerdote ferentinate: Visioni che lo spinsero a gesti estremi, perché drammatiche erano le circostanze. Poco più che ventenne aveva già assunto posizioni critiche nei confronti di un regime che, nel limitare fortemente le libertà dei cittadini, si andava macchiando di delitti sempre più efferati. Nel 1938, con le leggi razziali, si schierò ancora più decisamente a favore dei più deboli, fino al fatidico 8 settembre 1943, quando la visione politica e quella religiosa si mostrarono l’una conseguenza dell’altra. Di fronte ad un intero popolo reso schiavo di un progetto di violenza inaudita egli scelse la ribellione. Si unì a giovani, generosi come lui, per combattere la barbarie nazifascista, con un solo scopo: restituire la dignità al popolo italiano, liberandolo dagli oppressori e dalla minaccia dell’annientamento. Visioni alte, quindi, che nella mente del giovane prete guardavano già alla pace del dopoguerra. Visioni che trovarono degnissima collocazione nella nostra Carta Costituzionale. Non riuscì a vedere né l’una né l’altra, perché gli eventi gli imposero il sacrificio estremo della vita.
«Vogliamo ricordare il nostro giovane concittadino come uno dei Padri della Costituzione – ha affermato il sindaco di Ferentino Antonio Pompeo -. La libertà di cui tutti oggi godiamo la dobbiamo anche a lui; come pure la democrazia che, nonostante tutti i suoi limiti, ha saputo resistere a prove durissime e saprà preservare i valori fondamentali della nostra civiltà anche di fronte agli attacchi del terrorismo fondamentalista. Il Comune di Ferentino intende proseguire nella scelta che ci impegna a riscoprire e a far conoscete meglio la figura di Don Giuseppe. Nel 2015, a seguito di un approfondito lavoro di ricerca sulla biografia condotto con passione dal nostro concittadino Antonio Poce, l’amministrazione ha commissionato la pubblicazione del libro “Il valore della Memoria” grazie al finanziamento del progetto da parte della Regione Lazio. Numerosi apprezzamenti per la nuova luce gettata su molti aspetti della vita di Don Giuseppe rimasti fino ad oggi sconosciuti. Due in particolare, molto graditi: una lettera circostanziata di ringraziamenti proveniente dalla Segreteria di Papa Francesco e una lettera di S.E. Monsignor Luca Brandolini, che, riconoscendo la spinosità di alcuni argomenti, si è vivamente complimentato per l’imparzialità e la documentata attenzione con cui sono stati affrontati».

Programma degli eventi:
– sabato 2 aprile, proseguendo nella direzione tracciata, si vuole rendere omaggio al giovane Martire per la Libertà attraverso un’arte che ha costituito la grande passione di Don Giuseppe: la musica. Dopo la commemorazione, che sarà tenuta dal professor Tarcisio Tarquini, il Coro Josquin Des Pres diretto da Mauro Gizzi eseguirà due brani originali composti per l’occasione: un Salve Regina, espressamente commissionato ad Antonio Poce dal parroco di Santa Maria Maggiore Don Luigi De Castris, e “Dona nobis Pacem”, per coro e rumori di guerra di Giuseppe Agostini, il quale conserva una personale memoria di Don Morosini, essendo stato, appena undicenne, suo allievo di musica presso il Collegio Leoniano di Roma. Infine, la celebre Ninna nanna, composta da Don Giuseppe nel carcere di Regina Coeli per un bambino che doveva nascere, figlio del suo compagno di cella, Epimenio Liberi. Questo brano, particolarmente suggestivo, lo ascolteremo nella trascrizione per coro realizzata da Antonio Poce;
– lunedì 4 aprile a cura del Comitato Onoranze, presieduto da Primo Polletta, appuntamento con le Associazioni d’arma ed ex Combattenti, Scuole, Associazioni, cittadinanza tutta, per una Messa in Cattedrale e la deposizione di corone presso la casa natale, nella Cappella della Chiesa di Sant’Ippolito, dove è sepolto il prete-partigiano, in piazza Mazzini presso la lapide dedicata a Giovanni Ballina e Ambrogio Pettorini, trucidati alle Fosse Ardeatine, e al Vascello presso il monumento dedicato a Don Giuseppe Morosini, Medaglia d’oro al valor militare.

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