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Frosinone, in scena all’auditorium comunale Padre Figlio e Sottospirito

Si terrà giovedì 31 marzo alle 21 all’auditorium “Paolo Colapietro” l’esito finale della III Residenza con lo spettacolo “Padre Figlio e Sottospirito” di Indigena Teatro. Ingresso gratuito. Testo e regia di Mauro Santopietro (nella foto), con Antonio Tintis. I due artisti appena citati sono entrambi diplomati all’Accademia “Silvio D’Amico”; Santopietro è anche il primo attore e adattatore dei testi del Globe Theatre, il teatro elisabettiano di Roma.
Il testo originale, riscritto da Mauro Santopietro e tratto dal Racconto di Adalbert Von Chamisso dei primi dell’800, racconta una storia a metà tra la fiaba e il reale, di grande attualità e contemporaneità. Un giovane povero, Peter Schlemihl, giunto in una nuova città in cerca di lavoro si reca presso il signor Thomas John con una lettera di raccomandazione. Lì incontra uno strano uomo, che è in realtà il demonio, che, deciso ad acquistare la sua ombra, gli offre in cambio una borsa magica, dalla quale è possibile estrarre all’infinito monete d’oro. Egli rimane inizialmente stupito dall’offerta, ma alla proposta delle monete d’oro accetta lo scambio. Da quel momento iniziano le sue difficoltà: le persone rimangono stupite e spaventate da quest’uomo a cui manca l’ombra e lo rifiutano in quanto è diverso e strano. Neanche l’oro riesce a consolare la sua solitudine e ad eliminare le difficoltà che lo costringono a scappare dalla città in cui era giunto. Lì viene accolto come un benefattore grazie all’aiuto del suo fidato servitore Bendel e viene ricoperto di tutti gli onori. Egli rimarrà tuttavia deluso e infelice a causa dell’impossibilità di sposare la donna che ama, Mina, a causa della resistenza dei suoi genitori, quando scoprono che il loro promesso genero non ha un’ombra. Peter decide allora di fuggire dal mondo civile, gettando via la borsa di denaro, causa dei suoi problemi, e donando le ricchezze rimastegli al fedele Bendel. Viene raggiunto dall’uomo con la giacca grigia, che è in realtà un demonio, che gli propone di barattare la sua ombra in cambio dell’anima; Peter tuttavia rifiuta questa proposta. Il suo viaggio continua, ma le scarpe gli si rovinano ed è costretto a comprare un nuovo paio di stivali: con stupore si accorge di aver acquistato gli stivali delle sette leghe (ripresi dalla tradizione fiabesca). Con questi egli viaggia per il mondo, scopre che Bendel e Mina con i suoi soldi hanno costruito un ospizio per i poveri in suo nome e ritrova la serenità, se non la felicità, negli studi di scienze naturali. Nella forma di un suggestivo racconto romantico Chamisso ha voluto adombrare la sua condizione di esule dalla Francia e l’esperienza di chi si sente estraneo e isolato tra gli uomini. Questo ci permette di sviluppare il tema dell’Esule, già presente nella II Residenza, di intrecciarlo con la Fiaba e coinvolgere le scuole, ma anche al contemporaneo. Anche questo lavoro si sviluppa con le interviste e tratta sia il tema dell’esule, di chi viene in Italia, della guerra e di chi fugge dall’Italia per lavorare come artista. Prevede un lavoro di integrazione con musica, teatro gestuale, commedia dell’arte, performing art, danza contemporanea. Le prove aperte sono state seguite dall’Accademia di Belle Arti e dalle scuole superiori e medie.

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