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L’associazione Retuvasa contro la svendita del territorio dell’ex deposito militare di Anagni

«Dobbiamo segnalare, con grande preoccupazione, il gravissimo errore che potrebbe conseguire per la qualità della vita della popolazione anagnina e della Valle del Sacco a seguito della Delibera di giunta dello scorso 25 febbraio. Il vasto territorio dell’ex deposito militare di Anagni rappresenta un unicum con straordinarie potenzialità. Pur non essendo un sito ambientale di particolare pregio, è un’area che, oltre a costituire sulla mappa una felice finestra verde in una valle notoriamente grigia e afflitta da problemi post-industriali, detiene, analogamente a “La Selva” di Paliano (anch’essa oggi clamorosamente trascurata dalla Regione Lazio), tutte le carte in regola per svolgere la funzione  di polo di aggregazione ricreativo-culturale-naturalistico per la popolazione. Limitrofa alla stazione di Anagni, potrebbe essere facilmente raggiunta da un bacino d’utenza molto ampio. Vi si potrebbero realizzare piste ciclabili e percorsi pedonali didattici, naturalistici e sportivi. Parte delle  infrastrutture ex militari, che occupano modeste cubature, potrebbero essere valorizzate in termini di stand educativi, anche di archeologia industriale. Si potrebbero, inoltre, sollecitare presenze culturali e di ricerca di varia tipologia, universitaria, associazionistica, ecc.. Organizzare eventi e spettacoli open air, cinematografici, teatrali, musicali. E molto altro». Lo scrive in una nota Retuvasa – Rete per la Tutela della Valle del Sacco.
«Adattando al contesto territoriale il “modello Ruhr”, investimenti piuttosto contenuti potrebbero porre le premesse di un significativo ritorno economico, attraverso concessioni sportive, ricreative e commerciali di parte dell’area (entro un disegno complessivo che resterebbe di competenza del regista comunale, ente proprietario) con strutture del tutto ecocompatibili (in legno, smontabili, ecc.) o ripristinanti parte delle modeste cubature esistenti, nonché consentire la creazione di un numero significativo di posti di lavoro “verdi”», scrive ancora l’associazione ambientalista.
«Per conseguire questo obiettivo l’amministrazione comunale potrebbe, coerentemente con quanto dichiarato ai tempi della campagna elettorale, promuovere “bandi delle idee”, attivando percorsi orientati, attraverso la Regione Lazio, all’accesso ai finanziamenti europei», prosegue Retuvasa.
«La scelta dell’attuale amministrazione comunale di passare addirittura alla vendita dell’area ci sembra gravissima e del tutto insensata – commenta la Rete per la Tutela della Valle del Sacco -. In primo luogo perche aliena un patrimonio pubblico. In secondo luogo perché dimostra di non averlo saputo valorizzare. La congiuntura economica non è certo rosea, i 300 mila euro di rata annua per il mutuo pesano sulle casse comunali. Ma pensare di (s)vendere questo patrimonio pubblico sembra un’operazione terribilmente miope».
«Chiediamo all’amministrazione comunale di acquisire consapevolezza del gravissimo errore che rischia di commettere e di avviare, a partire dal Consiglio comunale del prossimo 18 marzo, un iter credibile per la valorizzazione di un’area pubblica dotata di grandi potenzialità, mantenendone la proprietà», conclude Retuvasa.

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