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Le associazioni di Frosinone: “L’inquinamento è noto, come si è potuto autorizzare un impianto di biomasse?”

«L’associazionismo del capoluogo ha ripetutamente sollevato, dall’inizio del 2014 fino ad oggi, il problema dell’inquinamento ambientale (aria, acqua e terra) in tutte le iniziative che hanno visto le associazioni in un confronto pubblico, senza soluzione di continuità, con le Istituzioni. Le associazioni, pienamente coscienti e convinte che non ci può essere salute dei cittadini senza la salute del territorio, hanno condotto una battaglia serrata per una sanità efficiente e di qualità contro direttive della Regione Lazio che hanno portato allo sfascio dell’organizzazione sanitaria provinciale, evidenziando gestioni catastrofiche e comportamenti che hanno scosso profondamente l’opinione pubblica». Lo scrivono la Consulta delle associazioni della Città di Frosinone, l’Associazione “Frosinone Bella e Brutta”, il Comitato “Salviamo il paesaggio”, l’Associazione Italiana Pazienti Anticoagulati, l’Associazione “Osservatorio Peppino Impastato”, Legambiente, AUT – Frosinone, l’Associazione “Oltre l’Occidente”, il Comitato “Altiero Spinelli” – Possibile, l’Associazione “Amici della Pescara” e il Comitato di lotta per il lavoro.
«Dovrebbe essere noto e presente a tutte le autorità istituzionali, che agiscono e si muovono nell’ambito provinciale e nella Valle del Sacco, il fatto che la conformazione orografica del territorio della suddetta Valle impedisce la presenza di correnti d’aria adeguate e capaci di  spazzare via l’accumulo di sostanze inquinanti dell’area – proseguono le associazioni -. E’ noto inoltre da più di mezzo secolo, a tutte le Istituzioni elettive e a tutti gli Enti locali e provinciali, che nella Valle del Sacco esistono decine di impianti industriali sottoposti alla direttiva SEVESO e discariche ed inceneritori di ogni tipo, senza soluzione di continuità, da Colleferro a San Vittore del Lazio».
«E’, inoltre, ancora noto a tutti l’emissione di ordinanze sindacali per il divieto di pascolo, di coltivazione di ortaggi e di consumo di carni di animali allevati lungo le rive del Sacco e in altre aree del nostro territorio. Per esempio attorno allo stabilimento della Marangoni di  Anagni – scrivono i comitati -. Dirigenti e rappresentanti delle Istituzioni conoscono perfettamente l’altissimo livello d’inquinamento atmosferico raggiunto nel capoluogo e nei comuni di Ferentino, Ceccano, Alatri, Anagni, ecc.».
«Dall’atto aziendale della Asl si è appreso da tempo, ed anche questo dovrebbe essere noto ai rappresentanti ed ai dirigenti istituzionali, come ci sia un aumento notevole di neoplasie polmonari, patologie respiratorie ed altro – attaccano le associazioni di Frosinone -. Resta difficile comprendere, perciò, come di fronte ad una realtà così documentata e certificata gli Enti pubblici competenti e preposti alla tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini  abbiano potuto rilasciare l’autorizzazione per realizzare un impianto di biomasse nel capoluogo».
«Ancora, riesce difficile comprendere che nessun consigliere comunale del capoluogo o consigliere provinciale faccia sentire la propria voce di dissenso. Non azzardano nemmeno a chiedere chiarimenti, né informazioni. Enti importanti, come la Camera di Commercio e le organizzazioni sindacali (Artigiani, Agricole, Commercio, Industria, Lavoratori dipendenti, Pensionati) brillano per il loro silenzio», conclude la nota.

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