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“Salvare i lavoratori del Lazio”. Stato di agitazione alle Coop di Frosinone, Fiuggi e altri tre punti vendita

A seguito dell’incontro con Unicoop Tirreno dello scorso 9 marzo, Fisascat Cisl, Filcams Cgil e Uiltucs proclamano lo stato d’agitazione ed il conseguente blocco degli straordinari, del supplementare e delle flessibilità in tutta la rete vendita della cooperativa.
«Le organizzazioni sindacali hanno respinto in questi anni i tentativi della Cooperativa di cedere parte della rete vendita ad imprenditori privati, attraverso il confronto, la mobilitazione e la contrattazione, ricercando nell’ambito del negoziato le alternative concrete e credibili ai piani di cessione più volte paventati in passato – è scritto in una nota -. Questa responsabile posizione delle organizzazioni sindacali ha portato all’intervento delle cooperative del distretto Adriatico, attualmente unite in Coop Alleanza 3.0, da cui è scaturita un’alleanza con Unicoop Tirreno che oggi è considerata strategica per stessa ammissione di quest’ultima. In virtù di questo, tutta la rete vendita del Lazio e dell’Umbria sarà rafforzata in una nuova società che si chiamerà Distribuzione Lazio Umbria: la nascita di questa società di proprietà al 70% di Tirreno e al 30% da Alleanza 3.0 salvaguarderà totalmente l’occupazione e non interverrà nelle condizioni contrattuali dei lavoratori. Da questa importante operazione verranno lasciati fuori cinque negozi del sud del Lazio: Frosinone, Fiuggi, Formia, Cisterna di Latina e Terracina. Secondo il piano di Unicoop Tirreno dovrebbero essere ceduti in franchising a piccoli imprenditori locali, proposta che Filcams, Fisascat e Uiltucs ritengono inaccettabile. Le difficoltà del mercato soprattutto in alcune aree sono note, ma abbandonare una parte delle lavoratrici e dei lavoratori che da anni svolgono con dedizione il proprio lavoro a servizio di soci e consumatori non è una soluzione che può essere condivisa. Si determinerebbe un grave precedente, le ripercussioni del franchising le conosciamo bene e sappiamo quali nefaste conseguenze pagano le persone che ci lavorano».
«Salvare il marchio Coop senza le lavoratrici ed i lavoratori non ci interessa», ammoniscono i sindacati.

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