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Dal Matusa un segnale a tutte le Istituzioni, i tifosi sono più maturi di quanto si voglia far credere

Sono passate ormai ventiquattro ore, ma le immagini dei giocatori del Frosinone abbracciati sotto la propria curva, la Curva Nord, continuano a scorrere nella mente di tutti. Il tributo riservato dal pubblico giallazzurro a una squadra che si è battuta al massimo delle proprie possibilità è un evento che dovrà servire da lezione a molti.
Spesso i tifosi vengono dipinti come la parte peggiore del mondo del calcio: questo nella più negativa delle ipotesi. Nella migliore sono considerati dei “clienti” da spremere per la vendita di abbonamenti tv e che accettano passivamente lo spostamento delle partite ai più disparati orari per mere esigenze televisive.
Il pomeriggio del Matusa, invece, ha dimostrato che il vero spettacolo sono loro, quei sostenitori che, facendo spesso degli importanti sacrifici, inseguono una passione. La componente più bistrattata è stata quella che ha fatto parlare bene di sé tutta l’Italia, non solo quella pallonara. Un segnale mandato alle Istituzioni calcistiche, dunque, ma non solo a loro. Perché anche quelle adibite all’ordine e alla sicurezza avranno più chiara l’idea che non sempre i tifosi sono da demonizzare. E se ieri si è reagito con applausi e cori a una probabile retrocessione, allora i sostenitori di una squadra di calcio non rappresentano assolutamente un pericolo da temere. (Gabriele Margani)

Foto di Martina Terrinoni

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