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Presidenti e giornalisti, per rendere credibile il calcio tenetevi strette le favole come quella del Frosinone

Sta per concludersi una stagione esaltante, ma che per certi versi è stata anche frustrante. Il Frosinone è stato trattato come un oggetto estraneo nel calcio dei ricchi. Effettivamente non può che essere così: agli ingaggi faraonici dei milionari del pallone il gruppo giallazzurro ha risposto con stipendi “normali”. Nel concreto, quello che non è piaciuto è stato l’atteggiamento quasi di insofferenza nei confronti della presenza in Serie A di questa piccola ma orgogliosa realtà. I Lotito, i Zamparini e tanti altri presidenti che la pensano come loro sono solo la punta dell’iceberg. In realtà anche buona parte della stampa nazionale ha considerato un’anomalia e non una risorsa la partecipazione al massimo campionato del Frosinone. Come se fosse una colpa per il Leone essersi iscritto ad un esclusivo club di ricchi e potenti. Sono state tante e continue le battute, a volte sconfinate nello scherno, da parte di “illustri” giornalisti di importanti testate nazionali. La più bella eccezione, ci piace sottolinearlo ancora una volta, è stato Francesco Repice, voce di Radio 1 e tifoso giallazzurro… d’adozione.
Ecco, in un calcio nel quale capita di assistere a una partita, Inter – Udinese, nelle cui formazioni iniziali non c’è neppure un italiano in campo, favole come quella del Frosinone, che nelle ultime tre partite ha invece schierato sette giocatori reduci dalla Lega Pro, dovrebbero essere difese e non umiliate. Il Frosinone e tutte le altre piccole società che sono pronte a sbarcare in Serie A nella prossima stagione sono la faccia pulita di uno sport diventato poco credibile. E allora, cari presidenti e cari giornalisti, tenetevi strette queste realtà: contribuiranno a ripulire quel calcio che voi stessi avete inquinato. (Gabriele Margani)

Foto di Martina Terrinoni

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