Atuttapagina.it

Il giallo a Dionisi, quando il ricordo di un calciatore scomparso si scontra con un ottuso burocrate

Piermario Morosini era un calciatore, un ottimo centrocampista. Piermario aveva ancora venticinque anni quel maledetto 14 aprile del 2012. Era in campo con la sua squadra, il Livorno, e stava affrontando il Pescara in trasferta. In campo con gli amaranto c’era anche Federico Dionisi. Quel giorno Piermario accusò un malore e si accasciò sul rettangolo di gioco. I soccorsi, le urla di disperazione dei compagni e degli avversari, le facce smarrite dei tifosi. Quel triste 14 aprile rimarrà a lungo nei ricordi di tantissimi sportivi.
Quattro anni dopo Federico avrebbe voluto ricordare l’amico e compagno, così come fa ogni stagione in occasione dell’anniversario della tragica scomparsa di Morosini. L’infortunio subito ad inizio aprile, però, ha impedito a Dionisi di omaggiare Piermario e allora ha aspettato la prima occasione utile, vale a dire la partita contro il Milan nella quale è tornato ad indossare la maglia da titolare. E, come spesso gli capita, è arrivato il gol da dedicare a quello sfortunato compagno di squadra. Federico al momento della rete dell’1-3 ai rossoneri si è tolto la maglia del Frosinone e ha mostrato la t-shirt bianca con la foto di Piermario accompagnata dalla scritta “Ciao Moro”. Emozione alle stelle, con la commozione di Dionisi e l’abbraccio dei compagni del Frosinone.
Ma in campo oggi pomeriggio c’era anche un burocrate, un ottuso funzionario del pallone che ha applicato alla lettera un regolamento che questa volta andava semplicemente superato con un po’ di sano buon senso. «Via la maglia da gioco? E io ti ammonisco, è la norma», deve aver pensato l’arbitro Davide Massa di Imperia. Detto, fatto. Il direttore di gara ha sventolato il cartellino giallo in faccia a un attonito Dionisi. Se nel calcio non ci sono più i valori umani, l’intelligenza di capire quando è il caso di chiudere un occhio e il rispetto per il dolore di un giocatore, allora siamo davvero alla frutta. Punire un calciatore perché ricorda un amico scomparso fa di questo mondo – arbitrale ma più in generale calcistico – un sistema da rifondare. (Gabriele Margani)

Potrebbero interessarti

Commenti

Questo sito utilizza i cookies; utilizzando il nostro sito web l'utente dichiara di accettare e acconsentire l'utilizzo dei cookies.
Ulteriori Informazioni