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Sconfitti ma non vinti. I tifosi trasformano la retrocessione in una giornata dell’orgoglio

Diventa difficile fingere che non sia successo nulla allo stadio Matusa. E’ complicato nascondere le emozioni. E’ impossibile non provare dei brividi nel rivivere quanto accaduto. Ancora una volta, come dopo la partita con il Palermo.
I tifosi del Frosinone sono stati capaci di trasformare una retrocessione in una festa. Si, perché tale è stata. E ad essere festeggiati sono stati i giocatori, arresisi solo di fronte alla matematica, ma anche valori come l’onore, l’impegno, la caparbietà e l’orgoglio, senza dimenticare la Ciociaria e lo stesso stadio Matusa, giunto al passo d’addio. Non bisogna essere tristi oggi, non ci devono essere delusione o rabbia: questo Frosinone ha dato tutto in campo e la determinazione con la quale ha inseguito un obiettivo quasi impossibile va premiata.
E’ stata una bella pagina di sport quella del Matusa. Le persone di queste parti hanno dimostrato che conoscono il significato della parola “civiltà” e anche dell’espressione “cultura della sconfitta”. Una retrocessione sul campo può essere accettata non solo con scene isteriche, contestazioni e atti vandalici: Frosinone lo ha fatto vedere a tutta Italia. Il Leone è stato battuto, ma ha comunque vinto. E non è retorica, perché quel segnale mandato oggi va colto per quello che può rappresentare anche per il futuro: una maturità della gente e un attaccamento alla propria terra che non possono essere confinati solo ad un campo di calcio. Ci sono tanti aspetti positivi dai quali trarre un insegnamento: a queste latitudini l’impegno di chi ce l’ha messa tutta viene riconosciuto e apprezzato. E’ questa la Serie A del Frosinone. (Gabriele Margani)

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