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Ringiovanire lo sguardo: blefaroplastica chirurgica o medica?

Si dice che gli occhi siano lo specchio della nostra anima, lo sguardo infatti ricopre una posizione centrale nell’armonia globale di un viso.
Uno sguardo stanco, spento, appesantito dalla presenza di borse sottocutanee o da palpebre cadenti, conferisce infatti un aspetto invecchiato a tutto il volto, anche in assenza di rughe evidenti. Correggere questi difetti permette di ringiovanire notevolmente lo sguardo e di conferire nuovamente freschezza e luminosità a tutto il volto.

Per saperne di più sui modi in cui la chirurgia plastica e la medicina estetica possono intervenire per ringiovanire lo sguardo abbiamo interpellato il Dottor Francesco Madonna Terracina, medico specialista in chirurgia plastica ed estetica dei centri Spheramed con sede a Frosinone, Roma e Viterbo.

«L’intervento più comune di ringiovanimento dello sguardo è la blefaroplasitca chirurgica, che non a caso è uno degli interventi più praticati in chirurgia estetica. La blefaroplastica consiste nell’asportazione chirurgica di grasso e pelle in eccedenza dalle palpebre superiori o inferiori con conseguente riposizionamento del sopracciglio.
Sia la blefaroplastica inferiore che quella superiore sono interventi che vengono effettuati in day hospital ed in anestesia totale con leggera sedazione. I punti  di sutura vengono rimossi dopo 4-5 giorni dall’intervento, mentre la completa guarigione avviene circa 7-10 giorni dopo l’intervento. I risultati che si possono ottenere con questo tipo di procedura chirurgica sono molto buoni e duraturi, ma dipendono comunque da paziente a paziente. La blefaroplastica comune può lasciare dei piccolissimi esiti cicatriziali che possono essere evitati con una blefaroplastica transcongiuntivale».

Ma è possibile ringiovanire lo sguardo senza ricorrere al bisturi? «Da qualche tempo la medicina estetica mette a disposizione una tecnica innovativa per la riduzione della pelle delle palpebre senza bisogno di ricorrere al bisturi» spiega il Dottor Francesco Madonna Terracina «la blefaroplastica non ablativa infatti permette di ringiovanire lo sguardo eliminando i corneociti per sublimazione. Questo avviene grazie a uno strumento di ultima generazione, il “bisturi” al Plexer.
Il Plexer infatti funziona mediante una ionizzazione dei gas contenuti nell’aria con la quale si ottiene una sublimazione circoscritta delle zone interessate. Questo trattamento richiede circa 2-3 sedute a distanza di 6-7 settimane l’una dall’altra, non è doloroso e non lascia segni o cicatrici. Pur non potendo garantire i risultati di una blefaroplastica chirurgica, con la blefaroplastica non ablativa si possono avere dei buoni risultati».

Bisturi sì o bisturi no? Quando è necessario ricorrere alla chirurgia e quando ci si può affidare alla blefaroplastica medica? «La blefaroplastica non ablativa è suggerita per la correzione di piccoli difetti, soprattutto della palpebra superiore, mentre la blefaroplastica chirurgica si mostra necessaria per intervenire in situazioni con difetti più marcati. Sempre per la blefaroplastica superiore è inoltre possibile intervenire con una blefaroplastica semiablativa che prevede ad esempio un lifting della palpebra ed un riempimento della zona mediante trapianto di grasso autologo. Purtroppo per il trattamento delle palpebre inferiori invece non è ancora possibile intervenire in maniera diversa da quella chirurgica».

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