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Un 4-3-3 che esalta le fasce, ecco come giocano le squadre di Pasquale Marino

“Il miglior discepolo di Zeman”. Per tanti anni a Pasquale Marino è stata cucita addosso questa etichetta. In realtà, rispetto all’allenatore boemo, Marino è meno integralista, anche se in comune con Zeman ha la stessa vocazione offensiva. Il prossimo tecnico del Frosinone ha un modulo di riferimento, il 4-3-3, che è quello che utilizzerà anche in Ciociaria. Nel corso della sua carriera, però, soprattutto nei primi anni da allenatore, non ha disdegnato il 3-4-3.
Da quando siede su una panchina di una squadra di calcio Marino ha vissuto gioie e delusioni. Ai sei esoneri con l’Arezzo, l’Udinese, il Parma, il Genoa, il Pescara e il Vicenza fanno da contraltare i successi nel Foggia, nel Catania e nelle prime due stagioni ad Udine. Forse proprio a Foggia e Catania Marino è riuscito a dare il massimo, ottenendo importanti risultati grazie a un gioco spettacolare. Per l’allenatore siciliano il tridente offensivo è una regola ma non un dogma. Gli esterni alti devono essere pronti ad andare in pressing sui difensori avversari quando questi ultimi portano la palla. E poi, a differenza di Zeman, non c’è la ricerca spasmodica della verticalizzazione: per Marino la fase del palleggio è ritenuta importante perché consente di far aprire le retroguardie avversarie.
Il pallone viene giocato fin dalla difesa in modo poi da creare densità a centrocampo nel momento in cui a salire siano proprio gli uomini del pacchetto arretrato. A quel punto si tende ad “aprire” il gioco sulle fasce, così da avere più soluzioni per cercare di concludere l’azione: con i cross verso gli attaccanti o per gli inserimenti dei centrocampisti o con conclusioni dalla media distanza. Il resto lo scopriremo guardando il Frosinone di Marino. (Gabriele Margani)

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