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Un mese fa la retrocessione del Leone. E al Matusa va in scena l’orgoglio della gente ciociara

E’ trascorso un mese dal giorno della matematica retrocessione del Frosinone in Serie B. Quell’8 maggio verrà ricordato solo marginalmente per l’addio alla Serie A da parte del Leone: nella mente di tutti, invece, rimarranno soprattutto le emozioni e i brividi di una giornata speciale.
I tifosi del Frosinone sono stati capaci di trasformare una retrocessione in una festa. Si, perché tale è stata. E ad essere festeggiati sono stati i giocatori, ma anche valori come l’onore, l’impegno, la caparbietà e l’orgoglio, senza dimenticare la Ciociaria e lo stesso stadio Matusa, che mai più vedrà la Serie A. Non bisognava essere tristi quell’8 maggio, non ci dovevano essere delusione o rabbia: il Frosinone aveva dato tutto in campo e la determinazione con la quale aveva inseguito un obiettivo quasi impossibile andava premiata.
E’ stata una bella pagina di sport quella del Matusa. Le persone di queste parti hanno dimostrato che conoscono il significato della parola “civiltà” e anche dell’espressione “cultura della sconfitta”. Una retrocessione sul campo può essere accettata non solo con scene isteriche, contestazioni e atti vandalici: Frosinone lo ha fatto vedere a tutta Italia. Il Leone è stato battuto, ma ha comunque vinto. E non è retorica, perché quel segnale va colto per quello che può rappresentare anche per il futuro: una maturità della gente e un attaccamento alla propria terra che non possono essere confinati solo ad un campo di calcio. Ci sono tanti aspetti positivi dai quali trarre un insegnamento: a queste latitudini l’impegno di chi ce l’ha messa tutta viene riconosciuto e apprezzato. E’ questa la Serie A del Frosinone. (Gabriele Margani)

Foto di Martina Terrinoni

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