Atuttapagina.it

I migranti accolti a Frosinone: la verità dei soccorritori contro il sensazionalismo di chi strumentalizza

“Emergenza”, “paura”, “operazione eseguita in gran segreto”. La stampa locale della provincia di Frosinone, gran parte di essa almeno, ha cavalcato l’onda emotiva e ha fatto il solito sensazionalismo su una vicenda di cui ci si sarebbe dovuti occupare con maggior cautela. Alcuni movimenti politici hanno fatto il resto, strumentalizzando a fini elettorali l’episodio.
Stiamo parlando dell’accoglienza di 30 migranti presso la zona dell’ex Mtc, a Frosinone. I soccorritori, coloro che effettivamente svolgono un ruolo fondamentale al servizio gratuito della comunità, ricostruiscono come sono andate realmente le cose. I migranti, tutti di sesso maschile e perlopiù giovanissimi, sono giunti a Frosinone nella serata di sabato. La Prefettura solo all’ultimo momento ha allertato la Protezione Civile e la Croce Rossa Italiana circa il loro arrivo: ecco perché non si conoscevano i dettagli dell’operazione, altro che “gran segreto” come affermato da alcuni. I migranti si erano già sottoposti a uno screening medico al momento del loro arrivo in Italia e la domenica sono stati di nuovo visitati dalla Croce Rossa: un solo ragazzo aveva la febbre, ma nulla che potesse anche solo minimamente lasciar pensare a un rischio per la cittadinanza. Dell’organizzazione logistica dell’area che ha ospitato i migranti se n’è occupata la Protezione Civile, mentre la Croce Rossa ha gestito materialmente il campo con i propri volontari. Quello di Frosinone non era e non sarà neanche in futuro un centro di accoglienza, ma semplicemente un “punto di transito”: anche in questo caso si è voluto strumentalizzare. Nessuna soluzione definitiva all’accoglienza dei migranti, dunque, che già oggi pomeriggio alle 15 sono stati trasferiti in piccoli gruppi presso alcune strutture di associazioni di volontariato della provincia. Entro domani le tende verranno smontate e l’area sarà disinfestata.
Ma come si sono comportati i migranti? E’ un soccorritore a raccontarlo: «Sono stati educatissimi. Erano provati fisicamente dal lungo viaggio, ma ciò nonostante in queste 72 ore hanno sempre mantenuto il massimo rispetto nei confronti di noi volontari. Privilegi nei loro confronti? Se farsi la doccia con l’acqua gelida può essere considerato un privilegio, allora dobbiamo riconsiderare il significato di questa parola. Solo uno “sfizio” si sono potuti togliere. Alcuni soccorritori, una volta terminato il proprio turno, sono andati in un bar. Una volta che il titolare dell’esercizio ha saputo che ci stavamo occupando dei migranti, ci ha regalato alcuni panini da portare loro». A chi credere? A qualche giornalista alla ricerca di un click in più o a un coscienzioso volontario che si spende per il prossimo? Noi scegliamo la seconda ipotesi. (Gabriele Margani)

Potrebbero interessarti

Commenti

Questo sito utilizza i cookies; utilizzando il nostro sito web l'utente dichiara di accettare e acconsentire l'utilizzo dei cookies.
Ulteriori Informazioni