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Rapporto sulle mafie nel Lazio, il comitato Possibile: “I casalesi radicati nella provincia di Frosinone”

E’ stato presentato a Roma il volume “Mafie nel Lazio”, il secondo rapporto sulla presenza delle mafie nella nostra regione, a cura dell’Osservatorio tecnico-scientifico per la Sicurezza e la Legalità della Regione Lazio, in collaborazione con Libera.
I dati sono sempre più allarmanti: se lo scorso anno erano stati censiti 88 gruppi criminali operanti nel Lazio, ora il rapporto conta più di 90 organizzazioni criminali. Solo nella provincia e nella città di Roma, infatti, operano circa 70 clan, mentre sono 23 le organizzazioni dedite al narcotraffico.
Focalizzando l’attenzione sul territorio provinciale di Frosinone, in cui da decenni operano organizzazioni camorristiche, si riscontra la presenza di clan tradizionali – ‘ndrangheta e camorra – e si evince come soprattutto nell’area del Cassinate sia fortemente radicata la presenza del clan dei casalesi.
L’interesse della criminalità di matrice camorristica alla nostra provincia è dovuto sia al suo ruolo di baricentro tra Roma e Napoli, sia alla presenza di importanti insediamenti industriali. «La vicinanza dei territori direttamente controllati dai casalesi e lo scarso radicamento della criminalità locale pongono l’esponente di un clan camorrista che si insedia su tale territorio in una posizione di assoluta egemonia», si leggeva già nel rapporto del 2015, anno in cui solo a Cassino sono stati commessi ben tre attentati nell’arco di pochi giorni: l’incendio doloso di un pub l’11 ottobre, il lancio di due molotov contro un’abitazione il 14 ottobre e l’esplosione di due ordigni in un bar il 27 ottobre.
Dati altrettanto preoccupanti attestano come prevalga la tendenza a tacere gli abusi di cui si è vittima: gli imprenditori, ad esempio, non riescono a denunciare gli atti di estorsione ed usura che subiscono, mentre chi ne è a conoscenza non va a testimoniare per paura, omertà o indifferenza.
«Noi di Possibile crediamo che si debba lavorare su più fronti: è necessario fare informazione, parlare di legalità nelle scuole, discutere di criminalità organizzata nelle Università e tra le associazioni, spiegare alla gente che le mafie sono un problema che ci riguarda molto più da vicino di quello che si pensi e che il primo passo per combatterle è saperle riconoscere e poi contrastarle con un impegno quotidiano, da non delegare solo alle istituzioni – è il commento che arriva dal Comitato di Possibile “Salvador Allende” di San  Giovanni Incarico -. D’altro canto pensiamo che sia necessaria una risposta ferma e dura da parte di queste ultime. A tal proposito riteniamo indispensabile e urgente l’istituzione di una Commissione provinciale Antimafia con l’obiettivo di fare luce sulla zona grigia tra criminalità e ceti dirigenti, che sia di aiuto alle forze dell’ordine che ogni giorno combattono la criminalità organizzata, che si faccia carico di costituire una cabina di regia con regole chiare per quanto riguarda gli appalti pubblici, da sempre enorme fonte di spreco e corruzione».
«Una commissione, dunque, capace di valorizzare fino in fondo gli sforzi fatti sul territorio dalle Associazioni Antimafia, da sempre baluardo ultimo e costante nella lotta al malaffare, e che non sia vista come un carrozzone per dare una seconda chance ai politici sconfitti elettoralmente. Riteniamo importante, infine, un’azione che vada oltre i classici steccati partitici e non abbiamo alcun problema a sottolineare come il presidente della Regione Lazio, Zingaretti, ci trovi d’accordo quando dichiara che al lavoro d’indagine e di repressione delle mafie che spetta alla Magistratura e alle Forze dell’Ordine debba essere affiancata una parallela battaglia culturale, etica e politica», conclude il Comitato di Possibile.

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