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Errori ed orrori arbitrali, che la storia non si ripeta: il Frosinone merita rispetto

«Il fallo di mano implica un contatto volontario tra il pallone e la mano o il braccio di un calciatore. Per stabilire la volontarietà l’arbitro deve prendere in considerazione i seguenti criteri:
– il movimento della mano in direzione del pallone (non del pallone in direzione della mano);
– la distanza tra l’avversario e il pallone (pallone inaspettato);
– la posizione della mano, che non implica necessariamente che ci sia un’infrazione;
– il toccare il pallone con un oggetto tenuto nella mano (come indumenti, parastinchi, ecc.) è considerato come un’infrazione alla stregua di un fallo di mano;
– il colpire il pallone lanciando un oggetto (scarpa, parastinchi, ecc.) è da considerarsi un’infrazione alla stregua di un fallo di mano».
Quella appena riportata è la parte relativa al “Toccare il pallone con le mani” all’interno della Regola 12 “Falli e scorrettezze” del Regolamento del Gioco del Calcio. Nella partita Verona – Frosinone di domenica scorsa, in occasione dell’episodio che ha portato all’assegnazione del primo calcio di rigore, si è verificato uno dei criteri elencati? La risposta è un indiscutibile no. Pryyma non ha in alcun modo respinto il tiro di Valoti in modo irregolare: affermare il contrario vuol dire non essere obiettivi. E questo è solo il primo rigore: ci sarebbe da discutere anche per quanto riguarda il secondo.
Tutta questa premessa è utile per affermare, anzi per auspicare che non si ripeta la storia dell’anno scorso. Nella passata stagione il Frosinone sarà pure retrocesso per demeriti suoi, come disse a fine campionato il presidente Stirpe, ma è innegabile che il Leone sia stato penalizzato da tantissimi episodi arbitrali. La società in primis questa volta dovrà vigilare con attenzione e, se dopo Verona dovessero verificarsi altri errori di questo tipo, alzare la voce e chiedere rispetto: continuare a subire passivamente ha un sapore vagamente masochistico che francamente non porta da nessuna parte. Allo stesso modo ai direttori di gara si chiede parità di trattamento e attenzione nelle decisioni più importanti: una loro svista ha il potere di dare un senso o rendere fallimentare un’intera stagione. (Gabriele Margani)

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