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I guai del Pisa e la storia che si ripete, il calcio italiano incapace di controllare sé stesso

«Varate riforme epocali, mai più un caso Parma». Era il 26 marzo dell’anno scorso e un gongolante Carlo Tavecchio, al termine del Consiglio federale, annunciava trionfante che tutto era stato risolto. Che, insomma, non ci sarebbero state altre situazioni che avrebbero visto società morose e tesserati e dipendenti non pagati. Dopo esattamente un anno e mezzo, però, la storia si è ripetuta.
Pur con delle diverse sfumature, il caso Pisa è molto simile a quello Parma e per l’ennesima volta il calcio italiano fa una pessima figura. Chi avrebbe dovuto controllare non lo ha fatto e a vuoto sono caduti gli appelli di chi per primo è vittima di queste situazioni: l’allenatore Gattuso oggi, il capitano Lucarelli allora. L’augurio è che l’intricata vicenda societaria del Pisa possa essere risolta, in primis per la regolarità del campionato. Ma se così non dovesse essere, i vertici delle istituzioni calcistiche avranno ancora la faccia tosta di parlare di trasparenza? (Gabriele Margani)

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