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Quel senso civico che spesso calpestiamo: rispettiamo anche i disabili che non partecipano alle Paralimpiadi

I volti – belli e sorridenti – di Alex Zanardi, Bebe Vio e Assunta Legnante hanno in questi giorni occupato le bacheche dei social network di tantissimi italiani. Parole come “orgoglio”, “coraggio” e “dignità” hanno accompagnato i post degli utenti che hanno esaltato le imprese di questi e degli altri atleti azzurri alle Paralimpiadi. Ci siamo sentiti tutti fieri di questi campioni dello sport e ne abbiamo ben donde di esserlo.
Ma quando i riflettori sull’evento in svolgimento a Rio de Janeiro si spegneranno, saremo altrettanto attenti nei confronti delle persone diversamente abili? E, soprattutto, potremo essere altrettanto orgogliosi dei nostri atteggiamenti e del nostro senso civico? Prendiamo la foto che vedete. E’ stata scattata a Frosinone, ma avrebbe potuto immortalare qualsiasi altra città. L’immagine mostra un’auto in sosta all’inizio/fine di un marciapiede. Il gesto, maleducato e che viola le regole del Codice della Strada, può rappresentare un semplice fastidio per un pedone normodotato, che aggirando la macchina può continuare la sua passeggiata. Ma per una persona sulla sedia a ruote rappresenta un ostacolo insormontabile: quel marciapiede diventa inaccessibile per un uomo o una donna con difficoltà motorie.
E’ solo un esempio, se ne potrebbero fare tanti altri relativi anche a contesti differenti. La verità è che non ci comportiamo bene e manchiamo di rispetto, magari inconsapevolmente ma non per questo in maniera meno colpevole, nei confronti dei portatori di disabilità. Pensiamoci quando condivideremo la gioia per una medaglia vinta dai nostri atleti paralimpici. (Gabriele Margani)

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