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Gli uffici più piccoli di Poste Italiane verso la cancellazione, Fiscariello (Cisl): “A rischio 100 posti nella provincia di Frosinone”

Tutti i lavoratori di Poste Italiane inizieranno uno sciopero nazionale di tutte le prestazioni straordinarie e aggiuntive, compresi gli abbinamenti  nel settore recapito, dal 24 ottobre al 23 novembre, mentre venerdì 4 novembre avrà luogo una giornata di sciopero generale nazionale con una manifestazione a Roma. «La dichiarazione dello sciopero generale indetto dalle organizzazioni sindacali Slp Cisl, Slc Cgil, Failp Cisal, Confsal Comunicazioni e Ugl Comunicazioni – spiega il Segretario Territoriale Slp Cisl Frosinone Mario Fiscariello – è scaturita a seguito della volontà del governo e dell’AD di collocare in borsa un ulteriore 30% di Poste Italiane e della volontà dell’AD di portare avanti il progetto di recapito della corrispondenza a giorni alterni su tutto il territorio nazionale ad eccezione di Roma, Napoli e Milano, oltre alla chiusura di uffici postali in piccoli comuni».
In merito alla privatizzazione le organizzazioni sindacali fanno rilevare che un’ulteriore privatizzazione di Poste Italiane snaturerà la funzione sociale e gli asset strategici  e i primati produttivi dell’azienda. Funzione sociale che costituisce un elemento imprescindibile di garanzia e sviluppo all’interno del sistema Paese e delle relazioni che intercorrono tra azienda, istituzioni, sistema produttivo e cittadini. Ciò vuol dire che qualsiasi decisione si prenda in merito a Poste Italiane, queste attengono anche, inevitabilmente, ai cittadini, alla loro tutela e all’implementazione e attualizzazione dei servizi essenziali. Un ulteriore processo di privatizzazione di Poste Italiane muterebbe gli assetti proprietari di Poste, marginalizzando il controllo pubblico della stessa con il rischio di un annullamento del servizio sociale. Servizio sociale che attualmente viene fornito a tutti i cittadini. «Inoltre, ci sembra che si voglia arrivare alla svendita di Poste Italiane il cui ricavo serve solo per fare poca cassa – spiega il segretario Slp Cisl Frosinone, Fiscariello -. Questo perché già con la collocazione in borsa effettuata a novembre 2015 sono entrati nelle casse dello Stato circa 3 miliardi di euro, mentre con l’attuazione della nuova vendita  entrerebbero nelle casse dello Stato circa 2 miliardi di euro. Il governo afferma che il guadagno deve servire ad alleggerire il debito pubblico. Riteniamo che difficilmente i 2 miliardi di Poste possano alleggerire un debito pubblico di oltre 2.000 miliardi di euro;  infatti non avremo alcun beneficio, ma otterremo solo lo smantellamento di una delle più grandi aziende italiane, che tra l’altro produce ricchezza e posti di lavoro».
«Se verrà messa in essere la consegna della corrispondenza a giorni alterni, nonostante il parere contrario del Parlamento Europeo, e la chiusura degli uffici più piccoli, nella provincia di Frosinone ci troveremmo di fronte ad un taglio di personale superiore alle 100 unità. Ciò andrebbe ad aggravare una situazione già non sostenibile in termini di risorse umane e di fornitura di servizio».
Nei giorni scorsi le organizzazioni sindacali della provincia di Frosinone hanno avuto un incontro con il Prefetto di Frosinone, che si è fatta carico di intervenire presso i preposti organi centrali di governo – Presidenza del Consiglio dei Ministri e Dicasteri competenti, nonché l’AD di Poste Italiane – al fine di riesaminare l’intera situazione e trovare soluzioni per evitare ricadute negative di carattere socio-economico e che vadano a tutelare le fasce più deboli della popolazione. Si è provveduto a presentare un documento al presidente della Provincia di Frosinone al fine di farsi promotore di un’iniziativa che coinvolga tutti i sindaci della provincia, considerando che tutti i comuni saranno interessati da quanto deciderà Poste Italiane.
«Le organizzazioni sindacali – conclude Fiscariello – si adopereranno al fine di sensibilizzare il più possibile, oltre che i lavoratori postali, tutti i cittadini della provincia di Frosinone affinché siano messi a conoscenza di cosa andrebbe a perdere la collettività e producano essi stessi iniziative a tutela di un servizio che potrebbe non esserci più da qui a poco».

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