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Dai fischi con il Perugia al coro personalizzato, l’impresa di Marino nel conquistare Frosinone

Dai mugugni di ampi settori del pubblico giallazzurro al coro in suo onore: tutto in sette partite. Strano mestiere quello dell’allenatore di calcio, che spesso passa dalle stelle alle stalle (o viceversa) nel breve battere di ciglia.
Avevamo lasciato Pasquale Marino oggetto dei fischi indirizzati a tutto il Frosinone, società esclusa, dopo la sconfitta con il Perugia. Lo ritroviamo, sette partite più tardi, incitato a gran voce dalla Curva Nord, che contro l’Ascoli ha dedicato al tecnico un coro personalizzato. L’allenatore è riuscito a battere lo scetticismo che una piazza passionale ma comunque “bruciata” dalla recente retrocessione gli stava in parte riservando. In quel particolare momento della stagione, con il Frosinone che stentava sia nei risultati che nel gioco, i tifosi erano probabilmente più “arrabbiati” con i giocatori, nei quali non vedevano quella cattiveria agonistica e quel senso di appartenenza che hanno reso unico questo gruppo. Però nella delusione era stato coinvolto anche Marino: inevitabilmente, visto che si tratta del responsabile tecnico della squadra. E così i borbottii, a voler usare un eufemismo, riguardarono anche l’allenatore.
Che da allora, però, è riuscito nell’impresa di trasformare i fischi in applausi e cori d’incitamento. Con la cultura del lavoro, con il rispetto dato e chiesto alla squadra, con la serietà: questi sono stati gli elementi che hanno cambiato il volto del Leone. E – da pubblico maturo – il popolo giallazzurro ha riconosciuto gli straordinari meriti di Pasquale Marino. (Gabriele Margani)

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