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L’arte di Sagufer, la pittura che rompe le regole

Nelle tele che ha mostrato nell’ultima collettiva ha voluto esprimere un suo concetto che persegue da sempre: per secoli la pittura ha seguito regole e continua ancora a farlo, anche quando come regola ha quella di rompere le precedenti. Il suo punto di vista è che le regole vanno infrante, non di per sé ma nel momento in cui rappresentano un limite alla creatività.
Desirèe Matia, in arte Sagufer, è una pittrice romana trapiantata a Frosinone. «È qui che ormai svolgo la mia attività – spiega lei stessa -. È qui che nascono le mie idee, i miei concetti, che nel pieno della notte mi spingono verso il mio studio dove i miei colori cominciano a vivere, a respirare dando vita alla vita. E creo. Quel che creo dipende da ciò che sono e quel che sono dipende in parte anche da dove e come ho vissuto. I miei lavori parlano di me, della gente che vivo e che mi vive, dei nostri umori e malumori».
Con la sua arte Sagufer vuole rompere qualsiasi schema: «Ritengo che si possa creare qualcosa di bello anche dipingendo con una forchetta, su una tavola di legno non rettangolare, riproducendo un’idea al di fuori della realtà. La figura, quindi, il pennello, la prospettiva, la tela possono essere utilizzati purché non diventino un limite e le regole ci impongono limiti e paletti. Anche la rottura delle regole non deve necessariamente essere una regola. Altrimenti anche rompere sempre le regole diventerebbe ancora una regola. Penso semplicemente che si debba tendere a non farsi limitare da niente, esprimendo il nostro più libero arbitrio come vogliamo, nel reale e nell’irreale, nel sogno e nella ragione».
Desirèe Matia espone le sue opere, oltre che a Roma, anche in Ciociaria. Ha allestito delle mostre ad Alatri e Frosinone e in prossimità del Natale i suoi lavori saranno esposti alla Villa comunale del capoluogo. «La pittura mi ha aiutato ed insegnato, educandomi, ad esprimermi non verbalmente ma con colori che a volte uso come carezze altre come schiaffi che possono dare piacere o far porre domande più di tante voci che arrivano ai nostri sensi preposti all’ascolto. Dopo aver lavorato con diversi materiali come olio, acquerelli, acrilici, mi sono soffermata sulla lavorazione della resina – continua l’artista -. Non è compito facile mettere su una tela bianca ogni emozione, ogni pensiero ed ogni malinconia, ma ciò che ne deriva è qualcosa che mi riempie ed alleggerisce l’anima. I miei colori sono grida che urlano contro ogni violenza, contro ogni frustrazione o umiliazione che ci frena e ci fa apparire come non siamo. La violenza del mio segno rompe quelle gabbie mentali di pensieri che nascono liberi, ma si strutturano poi nel perbenismo dell’apparire. I miei segni colorati e forti raccontano le sensazioni umane dell’essere, del vivere e non del sopravvivere. I respiri che fuoriescono dai miei quadri con sospiri rarefatti vogliono quasi bucare la tela imprimendovi la mia e l’altrui vita spesso dura, addolcendoli poi con volteggianti vortici sensuali di colori agguerriti e sferzanti. La tela è vita e va vissuta con brutalità e bellezza, come in un valzer smisurato di umane contraddizioni variopinte e descritte con albe e tramonti, con chiari ed ombre e con tutte le sfumature del vivere».

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