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18 mesi fa il cartellino valeva un milione di euro, oggi il suo valore è sceso quasi a 0: Gucher è ormai un caso

All’indomani della vittoria contro il Crotone del 16 maggio 2015 il suo valore di mercato era di almeno 800 mila euro, con la possibilità di strappare anche un milione di euro per il suo cartellino. Un anno e mezzo dopo la valutazione di Robert Gucher è precitata. Il giocatore è in scadenza di contratto, a partire dal 1 febbraio del prossimo anno potrà già firmare con una nuova società per la prossima stagione e, con sole 4 presenze nell’attuale campionato, il Frosinone incasserebbe una cifra bassissima cedendolo a gennaio.
Quello di Gucher è ormai un caso. Appena due stagioni fa era forse il miglior centrocampista di tutta la Serie B, protagonista – da titolare inamovibile – di quel Frosinone che conquistò una storica promozione in A. Nel massimo campionato Gucher ha incontrato delle difficoltà e ha perso il posto in squadra, anche se alla fine è riuscito comunque a mettere insieme 24 gettoni. Si pensava che il salto di categoria non fosse stato metabolizzato dal centrocampista, che però in questa stagione sta giocando anche meno rispetto all’anno scorso. Anzi, dal minuto 72 della partita contro il Pisa, eravamo alla quinta giornata e il giorno era il 20 settembre, Gucher non ha più visto il campo: sostituito in quella gara, Robert non è stato mai più utilizzato da Marino.
E allora gli interrogativi sono molteplici. Cos’è successo a Gucher? Si tratta di un’involuzione tecnica o ci sono stati dissapori con la società per il rinnovo del contratto? Perché un patrimonio tecnico ed economico del Frosinone non è stato recuperato? Dove è stato sbagliato e chi ha le maggiori responsabilità di questa situazione: il giocatore, l’allenatore o la società?
A gennaio Gucher andrà via, non esiste al momento alcuna possibilità che il rapporto prosegua fino al termine della stagione: a quel punto, però, rimarrà l’amaro in bocca di aver visto spegnersi uno dei più grandi talenti passati a Frosinone negli ultimi anni. (Gabriele Margani)

Foto di Martina Terrinoni

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