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Frosinone, eccidio dei tre martiri toscani: il Comitato invita a partecipare alla commemorazione

Il comitato “Tre Martiri Toscani” ricorda ai cittadini e alle realtà associazionistiche, culturali e politiche della città di Frosinone che il prossimo 6 gennaio ricorre il 73° anniversario dell’eccidio delle tre giovani reclute toscane Giorgio Grassi, Pierluigi Bianchi e Luciano Lavacchini, passati alla Storia come i “tre martiri toscani”. I tre giovani, che avevano tentato la fuga dal lavoro coatto al servizio delle truppe tedesche, dopo essere stati estratti a sorte furono fucilati dal plotone d’esecuzione il 6 gennaio 1944 a Frosinone, presso il curvone di viale Mazzini.
Nel 2004, per celebrare la memoria della terribile vicenda, grazie all’impegno dell’allora consigliere comunale Gerardina Morelli e al contributo della Banca Popolare del Frusinate, fu realizzato dal Maestro Alberto Spaziani un monumento alla memoria dei tre giovani martiri, evento che rappresentò la realizzazione del sogno di Angiolino Terinazzi, uno dei dieci superstiti di quel giorno, e del professor Virginio Reali. Fu con la realizzazione del monumento che la vicenda dell’eccidio, fino ad allora semisconosciuta, venne definitivamente restituita alla memoria storica collettiva della città.
Il comitato quest’anno ha deciso di contribuire concretamente alla valorizzazione e alla tutela del monumento occupandosi, nei limiti delle proprie risorse, della manutenzione e della pulizia dell’area di rispetto e della cura del verde. Il lavoro da svolgere per restituire al monumento l’aspetto originario è ancora molto e i volontari, così come le risorse disponibili, sono pochi.
«Pertanto auspichiamo che in futuro anche le istituzioni, singoli cittadini e altre associazioni vogliano contribuire fattivamente alla tutela di questo patrimonio – scrive in una nota il comitato “Tre Martiri Toscani” -. Infine, ci auguriamo che anche il prossimo 6 gennaio la nostra amministrazione comunale insieme ai rappresentanti delle realtà culturali, associazionistiche e politiche della nostra provincia sentano il dovere di celebrare questa ricorrenza. Dopo che la nostra comunità si è riappropriata di questo pezzo importante della sua storia recente, sarebbe ingiusto ed insensato che esso venga relegato, nuovamente, all’oblio della memoria, al quale, tra l’altro, era stato già condannato per molti anni».

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