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La Uil di Frosinone a sostegno dei referendum sul lavoro, l’avvocato Claudia Marini: «Una tutela per operai e impiegati»

Si terranno molto probabilmente in primavera i due referendum sul lavoro che la Corte Costituzionale ha recentemente dichiarato ammissibili e che sono sostenuti con forza dalla Uil di Frosinone. Bocciato quello per il ripristino dell’Articolo 18, il sindacato sta concentrando le proprie attenzioni sui quesiti avanzati per l’abolizione dei voucher e per la responsabilità delle imprese appaltatrici. Sul primo tema proprio recentemente uno studio della Uil aveva evidenziato l’abuso del ricorso all’istituto dei bonus lavoro in tutti i settori dell’economia, con la provincia di Frosinone al secondo posto nel Lazio per utilizzo di questo tipo di retribuzione. Con il referendum se ne chiede l’abolizione anche perché il Jobs act ha esteso da 5.000 a 7.000 euro la cifra netta che è possibile guadagnare in un anno con i voucher.
«Un tentativo – spiega il sindacato – di rendere il mercato del lavoro sempre più precario e deregolamentato». Secondo alcuni analisti e la stessa Uil, infatti, molti datori di lavoro utilizzano i voucher per retribuire una parte delle ore svolte e pagando in nero il resto, sottraendosi in questo modo a controlli e sanzioni.
Il secondo referendum, quello sulle responsabilità delle imprese appaltatrici, chiede l’abolizione dell’articolo 29, ripristinando gli obblighi e i doveri dell’azienda concessionaria (oltre a quella che ottiene l’appalto), in caso di violazioni subite dai lavoratori, norma questa cancellata dalla legge Biagi e modificata dalla Fornero. Con l’approvazione del quesito, dunque, anche il committente risponderebbe per eventuali violazioni compiute dall’impresa nei confronti dei lavoratori, i quali, a quel punto, avrebbero una tutela maggiore, perché la ditta appaltatrice sarà chiamata ad effettuare un controllo più rigoroso.
«Alla luce della normativa vigente e degli attuali orientamenti giurisprudenziali – spiega il legale della Uil di Frosinone Claudia Marini – sussiste la responsabilità solidale tra l’impresa datrice/subappaltatrice, gli ulteriori subappaltatori a monte della filiera, l’appaltatore e il committente per il caso di mancato pagamento delle spettanze retributive (T.f.r. e l’accantonamento g.n.f./Cassa Edile) dovuti da un’impresa edile ai propri dipendenti».
Secondo l’articolo 1676 c.c. i lavoratori dell’appaltatore hanno azione diretta nei confronti del committente per quanto attiene alla retribuzione e, dunque, possono agire direttamente per conseguire il loro stipendio. La norma si applica a tutti i datori di lavoro, comprese le persone fisiche che non esercitano attività d’impresa.
«Il lavoratore – spiega l’avvocato Marini – avrebbe una garanzia doppia perché potrebbe rivalersi sull’azienda appaltatrice per ottenere la retribuzione spettante. In un periodo di difficoltà economica come quello che stiamo vivendo, in cui operai e impiegati in genere godono di sempre meno diritti e subiscono in maniera particolare le conseguenze della crisi, avere una tutela di questo tipo renderebbe la loro vita professionale e familiare senz’altro più serena».

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