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Quel filtro necessario per le notizie false sul web

Il presidente dell’Antitrust Giovanni Pitruzzella è intervenuto sul Corriere della Sera contro il diffondersi di notizie false nella Rete. Per Pitruzzella può non bastare l’autoregolamentazione, come fa Facebook: vanno pensate istituzioni specializzate, terze e indipendenti.
Il presidente dell’Antitrust, in particolare, sostiene che: «In ogni caso le bugie in Rete non sono un bene per la libertà d’informazione, che ha sempre due volti. Da un lato c’è il diritto di informare, ma dall’altro lato c’è il diritto ad essere informati correttamente e a non essere ingannati. Né pare possibile sfuggire a quest’ultima osservazione, facendo valere il fatto che chi naviga in Rete possa sempre confrontare un’informazione con un’altra, per poi stabilire se una notizia sia vera o falsa, perché in questo modo si pone sul singolo individuo un onere di approfondimento enorme e perché, nel mondo dei motori di ricerca e dei social media, la notizia falsa può essere collocata ai primi posti tra le news che appaiono sullo schermo, come l’unica informazione rilevante. A questo punto siamo di fronte a un bivio: ritenere che viviamo nel migliore dei mondi possibili e, quindi, lasciare Internet come uno spazio sostanzialmente senza regole oppure estendere a Internet la logica dello Stato di diritto, sottoponendolo a regole di garanzia delle nostre libertà. Si tratta di una ricerca difficile, che sembra oscillare tra due poli. Da una parte si può affidare alle grandi piattaforme il filtraggio delle informazioni che fanno passare dai loro cancelli. Quando si parla di modificare gli algoritmi usati da Facebook si segue questa strada, che è quella di un’autoregolazione. Questo ruolo di filtraggio si accentuerà fortemente se dovesse introdursi il principio, recentemente proposto, secondo cui i social media dovrebbero essere responsabili per i contenuti che ospitano, visto che per evitare responsabilità il controllo diventerà più penetrante. Ma è possibile affidare a una compagnia multinazionale il controllo dell’informazione sulla Rete (una sorta di censura privata)? Dall’altra parte, come ho recentemente proposto (sul Financial Times del 30 dicembre), potrebbero introdursi istituzioni specializzate, terze e indipendenti, che, sulla base di principi predefiniti, intervengano successivamente, su richiesta di parte e in tempi rapidi, per rimuovere dalla Rete quei contenuti che sono palesemente falsi o illegali o lesivi della dignità umana».

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