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Da Stellone a Marino, è scomparsa la parola “turnover” dal vocabolario del Frosinone

Ricordate il turnover di Stellone? L’ex allenatore giallazzurro lo applicava quasi come un dogma: un paio di anni fa, nella stagione conclusasi con la promozione in Serie A, Roberto lo attuava anche per i portieri, con il continuo avvicendamento tra Zappino e Pigliacelli. Bene, adesso con Marino il concetto di turnover viene rispolverato solo nei turni infrasettimanali e anche con parsimonia.
Sotto questo aspetto i due tecnici sono assai diversi l’uno dall’altro. Stellone faceva dell’alternanza dei propri giocatori un punto centrale del suo modo di allenare: per il mister delle due promozioni consecutive il turnover era il modo migliore di tenere la sua rosa sulla corda e far sentire partecipi tutti i giocatori. Marino, invece, ha dimostrato di puntare su un ristretto gruppo di calciatori: oggi tutti conoscono la formazione tipo del Frosinone, che presenta solo pochissime varianti. Giocano gli stessi interpeti, almeno finché sono assistiti da una buona condizione psicofisica: si pensi che nel girone d’andata l’attuale allenatore ha di fatto mandato in campo col contagocce alcuni suoi uomini (Gucher, Cocco e Churko).
I risultati alla fine hanno premiato Stellone e stanno premiando, per adesso, anche Marino: i due diversi modi di interpretare il turnover si sono rivelati ugualmente produttivi. (Gabriele Margani)

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