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Dai fischi al gol col Vicenza all’inchino dopo la rete col Carpi, la storia a lieto fine tra Frosinone e Terranova

Il 7 maggio 2011 il Frosinone giocava al Matusa, avversario il Vicenza. Era la terz’ultima giornata del campionato di Serie B e il Leone, sia pur se la matematica ancora non lo condannava, era a un passo dalla retrocessione. Allo stadio c’erano pochissime centinaia di tifosi e il clima era quello della rassegnazione misto a una comprensibile amarezza. Il Vicenza da parte sua non aveva più da chiedere nulla al suo campionato e il Frosinone riuscì ad affondare i colpi con facilità. I tifosi, però, non festeggiarono i gol della squadra e alla seconda rete del Leone si verificò la frattura tra la Curva Nord ed Emanuele Terranova. Il difensore segnò il gol del 2-0 ed esultò in modo polemico verso la curva, che reagì fischiando sonoramente il giocatore e invitandolo a lasciare il campo. Fu una situazione surreale e carica di tensione: otto minuti dopo quel gol Terranova verrà sostituito e, successivamente, ci saranno le scuse del giocatore. Che quel pomeriggio era stato accompagnato allo stadio dalla famiglia, papà compreso. I giorni seguenti sono noti: il Frosinone retrocederà dopo un paio di settimane, mentre Terranova finirà al Sassuolo per iniziare una nuova avventura.
Cinque anni e nove mesi dopo rieccoci al Matusa. Questa volta si gioca contro il Carpi e Terranova, tornato in Ciociaria, segna nella stessa porta di quel “maledetto” 7 maggio 2011. Adesso, però, non ci sono esultanze sgradite, né insulti o fischi. Terranova si inchina verso la Curva Nord e poi indica il cielo, dedicando il gol al papà che nel frattempo è scomparso. E il popolo giallazzurro applaude Emanuele. Una storia a lieto fine come solo il calcio sa regalare. (Gabriele Margani)

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