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Cassino, riuscito un intervento in Endoscopia bronchiale: è un’operazione che si effettua in non più di 10 ospedali italiani

Arriva all’Ospedale Santa Scolastica di Cassino in urgenza un paziente di 76 anni, di nazionalità straniera, con una grave affezione oncologica che potrebbe rivelarsi fatale: non respira, l’affezione oncologica gli blocca la trachea.
Si decide per l’intervento di urgenza, si rimuove la massa tumorale e si aspetta di verificare l’esito, ma al primo controllo… Al primo controllo in trachea lo spazio per respirare, per via della vicinanza delle parti aggredite dal male, si è di nuovo ridotto. Il paziente di lì a poco (qualche giorno, se non proprio ore) potrebbe venir meno.
È questione di urgenza prendere una decisione delicata, affrontare un nuovo intervento che si effettua in pochi Ospedali italiani (non più di 10, quasi tutti strutture con identità universitaria), la parete interessata dall’intervento è fragile (di poca consistenza perché aggredita dal male) ed occorre una protesi speciale. I rischi, quindi, sono molti.
L’equipe guidata dal dottor Filippo Di Ruzza, Responsabile dell’Unità Endoscopia Bronchiale, che fa parte del Dipartimento di Scienze Mediche (Direttore il dottor Bruno Macciocchi), da qualche settimana – per una specifica iniziativa del Commissario Straordinario Luigi Macchitella – dispone a Cassino di un nuovo apparecchio grazie al quale possono proseguire nell’intervento salvavita del paziente: stiamo parlando del Bronscopio Rigido di Dumon con Laser. Ma occorre una protesi di nuova generazione: non c’è in Ospedale, deve arrivare dalla Francia.
L’equipe non si perde d’animo e, grazie al buon nome ed all’eccellente livello di prestazioni assicurate, riesce a far arrivare la protesi indispensabile alla perfetta riuscita dell’intervento in meno di 2 giorni. Dopo poche ore il paziente addirittura è in piedi e l’equipe operatoria non credeva ai propri occhi.
«È questa la Sanità che stiamo cercando di organizzare – afferma con una punta di soddisfazione il Commissario Straordinario Luigi Macchitella -, che prima si occupa dei servizi e poi di ciò che si dice. Come è noto, questo esempio di prestazioni di eccellenza non è il solo e, sono certo, non sarà l’ultimo nella nostra Asl. Mi congratulo con i professionisti coinvolti, che come minimo hanno migliorato la qualità della vita al paziente, e spero nella positiva evoluzione della patologia».

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