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La Ciociara, l’Oscar a Sophia Loren e il riconoscimento delle vittime delle Marocchinate

Santa Monica, 9 aprile 1962. I paparazzi all’ingresso del Civic Auditorium non avevano quell’anno molti candidati da fotografare. Audrey Hepburn, nominata per Colazione da Tiffany, era in albergo con l’influenza e Sophia Loren, candidata con La ciociara, era rimasta a Roma a guardare lo show in tv fumando e bevendo un caffè dietro l’altro. Era, quella, “the Big Night”, la notte di consegna degli Oscar per i film prodotti l’anno precedente. Era la notte del trionfo di West Side Story, vincitore di dieci statuette, e pure quella del successo della ventisettenne Loren, interprete sublime di Cesira, vittima delle Marocchinate compiute ai danni della popolazione del basso Lazio dai goumier francesi nel 1944.
Jack Lemmon e Lee Remick, chiamati sul palco a consegnare le statuette per la sceneggiatura, prima scherzarono con i nomi russi e italiani di alcuni nominati (tra i film in lizza c’erano Il generale Della Rovere e La dolce vita), poi premiarono Vincitori e vinti Splendore nell’erba. Burt Lancaster ebbe il compito di annunciare la miglior attrice, ma leggendo le nomination dimenticò il nome della Loren. Lo aggiunse mentre stava già aprendo la busta e la vincitrice risultò essere proprio lei. Sophia, che nel frattempo era andata a dormire, ricevette la notizia per telefono alle 6:45. Fu un trionfo del cinema italiano e, in qualche modo, anche un riconoscimento alle vittime delle Marocchinate.

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