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Senza lavoro e con un figlio in attesa di un trapianto, l’appello di un frusinate in cerca di un’occupazione

Quando ci aprono le porte della loro abitazione, a Frosinone, veniamo accolti da un caloroso ambiente familiare. Il nucleo è composto dal papà, dalla mamma e da due figli minorenni: proprio per proteggere la privacy di questi ultimi, eviteremo di fare nomi.
Purtroppo come tante altre, soprattutto nel nostro territorio, anche questa famiglia è alle prese con le difficoltà legate alla perdita del posto di lavoro. Il capofamiglia ha lavorato per più di venti anni in un centro stampa della nostra provincia. Si occupava di fotoincisione e fotocomposizione: in pratica, sotto le sue mani passavano i giornali che andavano in stampa per il giorno dopo. Poi l’inizio della crisi e, dopo la mobilità, la disoccupazione. Ciò nonostante, questa famiglia non si è persa d’animo, mantenendo una rigorosa dignità che mai nessuno potrà loro portare via.
Fino a quando, però, lo scorso agosto hanno scoperto che il secondo dei loro figli soffre di una patologia chiamata mielodisplasia del midollo. Si tratta di una malattia rara che colpisce soprattutto gli adulti tra i 40 e i 50 anni ed è rarissimo che venga riscontrata in un ragazzino. In sostanza è una patologia caratterizzata da un difetto nel midollo osseo che non riesce più a produrre in numero sufficiente alcune linee cellulari del sangue come globuli rossi, globuli bianchi e piastrine.
«Da quel giorno di agosto – ci racconta il capofamiglia – è iniziato il nostro peregrinare all’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma. Tra l’altro, voglio sottolineare che abbiamo trovato un ambiente caloroso dal punto di vista umano e preparatissimo sotto quello medico. A nostro figlio è stata riscontrata questa malattia per la quale, ci è stato detto, occorre il trapianto del midollo. Questa è la strada più breve, pur piena di difficoltà, per sconfiggere la mielodisplasia».
E a questo, come detto, bisogna aggiungere la mancanza di lavoro per i genitori. Dopo la chiusura del centro stampa il capofamiglia si è arrangiato con quel senso del dovere che nutre verso i suoi cari. «Conosco diversi programmi software e so fare quel tipo di lavoro, ma sono disposto anche ad intraprendere altri mestieri – aggiunge -. L’operaio, il commesso, l’impiegato in un magazzino: qualsiasi opportunità sarebbe gradita. Voglio solo dare alla mia famiglia una situazione di semi-normalità».
Lanciamo allora un appello a imprenditori, titolari di attività commerciali e semplici cittadini: chiunque possa dare un lavoro ad una famiglia perbene e alle prese con la malattia di un bambino compierebbe un gesto nobile, oltre ad un’operazione lungimirante per la propria azienda visto il curriculum e la preparazione di questo papà. Potete contattare la redazione di Atuttapagina.it al numero 349.5002082: vi metteremo poi in contatto con questa famiglia. È gradita anche la condivisione di questo appello. (Gabriele Margani)

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