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Ma la squadra non ha minori responsabilità di Marino

Una vecchia abitudine dura a morire nel calcio – quello italiano in particolare – è quella di scaricare tutte le colpe sull’allenatore, quasi assolvendo i giocatori. Marino ha pagato il conto del mancato raggiungimento dell’obiettivo con le dimissioni (richieste dalla società?), ma anche la squadra ha tradito le attese.
L’impressione, forse la certezza, è che il gruppo quest’anno si sia troppo “nascosto”, lasciando il peso delle responsabilità sulle spalle di Marino. Non c’è stata la necessaria personalità nell’assumersi l’onere di una gestione che in primavera poteva e doveva ricadere in mani diverse da quelle del tecnico. Quando si è capito che l’allenatore non sarebbe stato in grado di motivare la squadra, avrebbe dovuto essere essa stessa a trovare le necessarie energie mentali.
E poi nel Frosinone ci sono troppi giocatori di esperienza da non sapere come va gestita una situazione di fallo laterale, corner o calcio di punizione. Nei gol subiti al 95′ ad Ascoli o al 93′ a Benevento o in 11 contro 9 con il Carpi c’è un concorso di colpa tra Marino e la squadra, perché certi episodi vanno interpretati non solo dall’allenatore ma anche dai giocatori in campo. La squadra in questa stagione ha fatto un passo indietro sotto il piano della personalità e della maturità: guai ad addebitare le colpe solo al tecnico. (Gabriele Margani)

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