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I medici di famiglia per l’ambiente scrivono a Buschini: “Esprimiamo dissenso all’inceneritore di Colleferro”

«Ritengo doveroso, in qualità di medico pneumologo responsabile scientifico dell’Associazione Medici di Famiglia per l’Ambiente di Frosinone e provincia, esporre un parallelismo di responsabilità tra il comportamento prescrittivo di un medico e quello decisionale di un amministratore. Laddove un farmaco venga segnalato e riconosciuto come dannoso per un determinato paziente già prima dell’inizio della terapia, non può essere assolutamente somministrato al fine di evitare, a quel soggetto, l’insorgenza certa della malattia e/o della morte. Cosa ovvia, etica, morale e giustamente perseguibile per legge laddove disattesa. Al contrario, nel caso delle polveri sottili, che rispondono ad un esatto modello matematico secondo il quale l’innalzamento anche minimo di determinate concentrazioni equivale inesorabilmente a certezza di danno con aumento secondario della percentuale dell’incidenza di malattie e di morte per diverse cause, è considerato ancora normale pensare, progettare, sponsorizzare e, quindi, approvare la realizzazione di nuove linee di inceneritori e con essi autorizzare emissioni in aria di ingenti quantità di PM in un territorio risaputamente già saturo, in spregio al verosimile nefasto risultato sulla salute collettiva e in nome di un’economia occupazionale, spesso a celare interessi privati con investimenti di soldi pubblici». È l’inizio della lettera aperta che la dottoressa Teresa Petricca dell’Associazione Medici di Famiglia per l’Ambiente di Frosinone e provincia ha inviato all’assessore regionale all’Ambiente Mauro Buschini.
«È come dire che il medico, seppure nella consapevolezza del danno che sicuramente verrà indotto al paziente dal farmaco anticipatamente ritenuto dannoso per la salute dello stesso, continui a prescriverlo, al fine di salvaguardare il livello occupazionale dell’industria farmaceutica – prosegue la dottoressa Petricca -. Al medico si riconosce, giustamente, una precisa responsabilità civile nel caso di induzione di danno alla salute dei propri pazienti, debitamente amplificata nel caso in cui il danno sia già prevedibile nello sviluppo come nel caso sopra esemplificato. Al tempo stesso ci si chiede a chi si attribuirà la responsabilità dell’aumento previsto delle malattie e delle morti, che inesorabilmente cresceranno oltre il già pericoloso, attuale compromesso stato sanitario grazie all’impropria e volontaria “somministrazione delle polveri sottili in atmosfera”. Gli abitanti dei paesi della Valle del Sacco hanno ormai fatta propria la conoscenza della disgraziata condizione orogeografica che si rende responsabile del ristagno delle polveri sottili e fatta propria la nozione che in qualsiasi punto della Valle esse vengano prodotte si avrà ricaduta su tutti i territori che la compongono per l’ormai noto “effetto pendolo”, consistente nello spostamento di suddette polveri dal nord al sud della Valle del Sacco e ritorno dal sud al nord nello spazio temporale di una giornata».
«Si esprime, pertanto, in nome e per conto della salute degli abitanti, un deciso dissenso all’inceneritore di Colleferro – continua il medico pneumologo -. Incenerire a Colleferro significa incenerire nella Valle, così come incenerire a San Vittore significa ugualmente incenerire nella Valle. Qualsiasi punto del territorio sia o sarà investito da inceneritori, biomasse, biodigestori e quanto di simile esista in termini emissivi produrrà danno nel restante ambito. Aria sporca, satura di polveri composte dei più disparati e nocivi inquinanti che dimostratamente ricadono anche a terra a contaminare ulteriormente un suolo già avvelenato da altra miriade di componenti killer, che giorno dopo giorno affiorano alla conoscenza, con sicura e, a mio  avviso, ancora scarsamente denunciata pericolosa compromissione delle catene alimentari. L’inquinamento è un problema squisitamente sanitario per il quale è auspicabile che l’Istituzione che decide indirizzi le proprie scelte verso politiche sanitarie nel rispetto del diritto alla salute, senza negazione faziosa e magari interessata del problema. Basterà  tenere a mente la semplice equazione secondo la quale qualsiasi attività produttiva o remunerativa che generi malattie e morti è inutile e soprattutto imperdonabile. Si rammenta che l’Associazione dei Medici di Famiglia per l’Ambiente di Frosinone e provincia ha esplicitato al Ministero della Salute la necessità del rientro della Valle del Sacco nello studio epidemiologico SENTIERI (Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti esposti al rischio di Inquinamento), dal quale, per riconosciuto errore, era stata purtroppo esclusa ed ora riammessa per nostro precipuo interessamento. L’inclusione in tale studio esprime il chiaro riconoscimento di una seria preoccupazione del Ministero della Salute circa la condizione di salubrità della Valle del Sacco. Sarebbe pertanto utile per tutti, prima di prendere nefaste decisioni in merito alla sistemazione di impianti non certo ecologici, attendere perlomeno i risultati dello Studio Sentieri e dello Studio Epidemiologico Regionale. Responsabilità e correttezza presupporrebbero, al momento, ponderazione e corretta valutazione con arresto di una corsa verso insediamenti dei tipi sovrariportati che sa di sfrenato e che, sotto gli occhi di tutti, sta avvenendo senza una equa e dovuta considerazione dei dati sanitari esistenti ed estrapolabili dagli studi internazionali in termini di rischi per la salute e la vita e senza, ripetere giova, doverosa attesa dei dati sanitari che verranno prodotti dagli studi sovramenzionati».

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