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La storia tragica ed eroica di Giuseppe Finocchio, da Anagni agli Stati Uniti per morire nella Grande Guerra

Drammatica ed eroica la storia di Giuseppe “Joseph” Finocchio, caporale dell’esercito degli Stati Uniti morto in Francia durante la Prima Guerra Mondiale: il militare aveva radici nel nostro territorio.
Giuseppe “Joseph” Finocchio nacque, infatti, nel 1890 ad Anagni. Il padre si chiamava Marco. Arrivò ad Ellis Island nel 1906 a bordo della nave “Lombardia”. Negli Stati Uniti Giuseppe “Joseph” Finocchio visse a Paterson, contea di Passaic, nel New Jersey. Lavorò in fabbrica e successivamente fu assunto dalla Ershord Company. Poi si trasferì a East Lansdowne, in Pennsylvania. Tutto sembrava andare verso il coronamento del “sogno americano”, ma nell’agosto del 1917 fu inquadrato nel 312° Fanteria, Compagnia A, 78ª Divisione. Poi con il numero di matricola 1405775 fu inviato in Europa in zona di guerra con il grado di caporale. Nell’ottobre del 1918 si tenne, nei pressi della cittadina francese di Grandpre, nel dipartimento delle Ardenne, una durissima e feroce battaglia tra gli alleati e le truppe avverse. Fu necessario difendere questa piccola ma strategica cittadina con l’intento di non vederla occupata dalle forze tedesche. Un nucleo di uomini fu praticamente sacrificato all’intento: tra questi il caporale Giuseppe “Joseph” Finocchio. Gli uomini del 312° fanteria, con grande punte di eroismo, si batterono fino all’estremo delle loro forze. Era 18 ottobre del 1918 quando Finocchio morì in battaglia. Fu seppellito nel cimitero “Meuse-Argonne American Cemetery” nel comune francese Romagne-sous-Montfaucon nel Dipartimento de la Meuse Lorraine. Qui ancora oggi, nel più grande cimitero militare americano d’Europa, riposa quel ragazzo partito da Anagni con la voglia di riscatto. Per il suo coraggioso ed eroico sacrificio ricevette la “Purple Heart” (decorazione delle forze armate statunitensi assegnata in nome del Presidente degli Stati Uniti) e la “World War I Victory Medal”. Oggi lì, in Francia, c’è una croce bianca con il suo nome a ricordo del suo sacrificio. Nel 1930 il suo nome fu inserito nell'”Italian Honor Roll”. (Geremia Mancini – presidente onorario “Ambasciatori della fame”)

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