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Inquinamento della Valle del Sacco, bisogna prendere coscienza che ci stanno uccidendo

Il servizio andato in onda ieri sera su Italia 1 nella trasmissione “Le Iene” ha scoperchiato il classico vaso di Pandora. E lo ha fatto mostrando al Paese ciò di cui, a livello locale, siamo purtroppo ben consapevoli. Nella Valle del Sacco si muore. Si muore in giovane età più che altrove. Si muore di cancro.
La storia del territorio è nota a tanti. Per l’intensa attività industriale e soprattutto chimica, e la creazione di discariche a cielo aperto, si è creato un sovraccarico di inquinanti che negli anni hanno contaminato terreni e falde acquifere della Valle del Sacco. In particolare, il beta-esaclorocicloesano venne usato abbondantemente fino agli anni Settanta per la produzione di insetticidi. In altre parole, l’intera area è stata avvelenata. Ci hanno avvelenato.
Servizi come quello de “Le Iene” contribuiscono a far parlare dell’enorme disastro ambientale. Ciò che è stato denunciato a livello locale da fondamentali e instancabili associazioni – ne citiamo due: Retuvasa – Rete per la Tutela della Valle del Sacco e l’Associazione Medici di famiglia per l’Ambiente di Frosinone e provincia – da ieri sera è sotto gli occhi di tanti italiani. E magari anche del Ministero della Salute e della responsabile di quel dicastero, Beatrice Lorenzin, che ha sempre, colpevolmente, minimizzato quanto accade nella Valle del Sacco.
In provincia di Frosinone ci si ammala e si muore di tumore, è questa la terribile verità. Una verità che sembrano non voler accettare neanche coloro che davvero potrebbero fare qualcosa per mettere i cittadini al corrente della portata dell’inquinamento ambientale, vale a dire rappresentanti delle Istituzioni e politici locali. Ovviamente ci sono state e ci sono delle eccezioni, ma per lo più costoro hanno dormito beatamente mentre il territorio veniva violentato. E oggi non resta che sperare che una trasmissione televisiva contribuisca a smuovere le coscienze e a far aprire gli occhi su un avvelenamento collettivo. (Gabriele Margani)

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