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L’11 novembre di 56 anni fa l’eccidio di 13 aviatori italiani nel Congo, tra loro il ciociaro Armando Fabi

L’11 novembre 1961 a Kindu, nell’ex Congo belga, furono trucidati tredici aviatori italiani, facenti parte del contingente dell’Operazione delle Nazioni Unite in Congo inviato a ristabilire l’ordine nel Paese sconvolto dalla guerra civile. Tra di loro anche il ciociaro Armando Fabi, originario di Giuliano di Roma.
I tredici militari italiani formavano gli equipaggi dei due C-119 Lyra 5 e Lyra 33, bimotori da trasporto della 46ª Aerobrigata di stanza a Pisa.
I due aeroplani trasportavano rifornimenti per i “caschi blu” malesi della guarnigione di Kindu. È dall’estate del 1960 che i velivoli italiani provvedono a circa il 70% delle esigenze di trasporto aereo del contingente Onu. Una missione come tante, almeno fino a quando non si consuma la tragedia.
Terminate le operazioni scarico dei due C-119, i tredici uomini (due equipaggi completi più un ufficiale medico) escono dall’aeroporto per portarsi presso la vicina mensa della guarnigione Onu. I nostri aviatori non hanno armi al seguito; nulla, infatti, lascia presagire quanto sta per accadere e i rapporti con la popolazione sono sempre stati buoni. Stanno ancora pranzando quando vengono sorpresi da militari congolesi ammutinatisi. Nell’aggressione uno degli ufficiali, il medico, viene ucciso, gli altri sono trascinati nella prigione della città. Lì saranno brutalmente trucidati.
A rendere, se possibile, ancora più tragica la vicenda, il ritardo con cui giunge la notizia dell’eccidio. Le informazioni dall’Africa giungono frammentarie. È il giornale radio delle 13 del 16 novembre a informare l’Italia su quanto avvenuto in Congo. La notizia fa il giro del mondo, mentre il Paese si stringe intorno alle famiglie dei 13 aviatori.
Tragedia nella tragedia, non ci sono tracce dei corpi degli aviatori trucidati. Si teme che i ribelli e la folla ne abbiano fatto scempio o che siano stati gettati nel fiume, infestato di coccodrilli. A dispetto di questa convinzione, che prende sempre più corpo con il passare del tempo, si scoprirà solo in seguito che, subito dopo l’orrenda strage, i resti mortali dei 13 italiani sono stati sepolti in due fosse comuni grazie al gesto di pietà di un graduato della polizia congolese. Saranno riesumati solo quattro mesi più tardi. A identificarli saranno i loro stessi colleghi.
È l’11 marzo 1962 quando, in un clima di grande emozione, le salme dei caduti di Kindu arrivano a Pisa a bordo di un velivolo statunitense con la scorta d’onore dei caccia dell’Aeronautica Militare. L’indomani viene celebrato il solenne rito funebre, alla presenza del Presidente della Repubblica Antonio Segni.
Le salme vengono tumulate presso il Sacrario dei caduti di Kindu, il tempio aeronautico costruito all’ingresso dell’aeroporto militare di Pisa grazie a una sottoscrizione pubblica lanciata all’indomani della notizia dell’eccidio. A ricordo del sacrificio dei due equipaggi viene anche eretta la stele che oggi sorge all’ingresso dell’aeroporto intercontinentale “Leonardo Da Vinci” di Fiumicino.
Per la prima delle sue missioni di pace nei cieli di tutto il mondo, la 46ª Aerobrigata paga un prezzo altissimo. La perdita di tre velivoli e, soprattutto, di 21 uomini, tra cui i 13 martiri di Kindu, ai quali, nel 1994, è stata tributata la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria. Questi i loro nomi:

Equipaggio del C-119 India 6002 (nominativo radio Lyra 5)

Maggiore pilota Amedeo Parmeggiani, 43 anni, di Bologna, comandante della missione
Sottotenente pilota Onorio De Luca, 25 anni, di Treppo Grande (UD)
Tenente medico Francesco Paolo Remotti, 29 anni, di Roma
Maresciallo motorista Nazzareno Quadrumani, 42 anni, di Montefalco (PG)
Sergente maggiore montatore Silvestro Possenti, 40 anni, di Fabriano (AN)
Sergente elettromeccanico di bordo Martano Marcacci, 27 anni, di Collesalvetti (LI)
Sergente marconista Francesco Paga, 31 anni, di Pietrelcina (BN)

Equipaggio del C-119 India 6049 (nominativo radio Lyra 33)

Capitano pilota Giorgio Gonelli, 31 anni, di Ferrara
Sottotenente pilota Giulio Garbati, 22 anni, di Roma
Maresciallo motorista Filippo Di Giovanni, 42 anni, di Palermo
Sergente maggiore montatore Nicola Stigliani, 30 anni, di Potenza
Sergente maggiore elettromeccanico di bordo Armando Fausto Fabi, 30 anni, di Giuliano di Roma (FR)
Sergente maggiore marconista Antonio Mamone, 28 anni, di Isola di Capo Rizzuto (KR)

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