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Dopo 10 anni di botte subite uccide il marito, Edith condannata a 3 anni: la sentenza divide la Francia

In questa storia che commuove e divide i francesi la domanda è: quanto valgono la vita di un uomo violento e quanto il dolore di una donna che ha subito le botte e le angherie di quell’uomo? Edith Scaravetti, 31 anni, tre figli, per un decennio, a Tolosa, è stata in balia di un marito che la picchiava, che usciva, beveva, forse spacciava, tornava e di nuovo la picchiava. Il 6 agosto 2014 lui rientra alle tre di notte, la tira giù dal letto, la prende a calci, la fa rotolare dalle scale, afferra una carabina calibro 22 e se la punta alla tempia. Le dice: «Fammi vedere se sei capace di farlo». Edith forse preme il grilletto o forse il colpo parte chi sa come, non lo ricorda, non lo sa. Sa che prende il corpo di Laurent Baca e lo nasconde in giardino, poi, quando arrivano le mosche e il fetore, se lo carica in spalla, lo porta in soffitta e lo seppellisce sotto una colata di cemento. Per tre mesi fa finta di nulla.
Poi la scoprono e finisce in carcere. L’accusa chiede venti anni, l’esito sembra segnato, ma che le cose sarebbero andate diversamente forse lo si è capito lunedì, quando in un’aula della Corte d’Assise dell’Haute Garonne si aspettavano i sei giudici laici, i comuni cittadini che andavano ad aggiungersi alla giuria di due magistrate e un presidente. Sono entrati un uomo e cinque donne: una cassiera, una ricercatrice, un’infermiera, un’addetta alle vendite, una disoccupata. E così, su nove giudici, sette erano donne, due coetanee dell’accusata, una ancora più giovane. Mentre per tutta la settimana sfilavano i testimoni e si alternavano le arringhe di accusa e difesa, i francesi si sono chiesti se dieci anni di inferno domestico potessero pesare più del crimine di omicidio e occultamento di cadavere. Il verdetto è arrivato venerdì: Edith è stata condannata a tre anni, pena già scontata e adesso è libera. La sentenza ritiene certe le violenze domestiche subite e accorda il beneficio del dubbio sulle circostanze della morte di Baca.
In quell’aula c’è stato un momento, mercoledì scorso, in cui a tutti si è fermato il fiato. È stato quando Edith si è alzata per parlare. Da due giorni stava in silenzio, con le mani in grembo, i capelli castani raccolti in uno chignon sul viso delicato. Dopo aver guardato ogni giudice, non ha chiesto clemenza, tutt’altro. Ha detto: «Quello che ho fatto è orribile. Laurent non era un mostro, era un uomo che soffriva moltissimo. Parliamo in tv delle donne picchiate, del loro silenzio, ma un uomo violento che picchia sua moglie non lo fa per piacere». Poi ha aggiunto, non a sua discolpa: «Ci sono state persone che volevano aiutarci, ma non abbiamo saputo accogliere le loro mani tese». E ora la clemenza della condanna suona come una mano tesa, di nuovo, affinché una donna che ha molto subito abbia la sua seconda chance, comunque siano andate le cose. (Candida Morvillo – Corriere della Sera)

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