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Udine, gemelline scomparse e ritrovate nel bosco: il loro pitbull Margot le ha protette

Si erano perse nel bosco selvaggio in provincia di Udine, tra tigli, rovi e crepacci. Poi è arrivato il buio e due gemelline di Tarcento, Elisabetta e Adele, quattro anni, hanno deciso di fermarsi ai piedi di un aspro declivio. E lì sono rimaste per cinque ore, finendo per addormentarsi accanto a Margot, il loro pitbull che pare vegliasse come una sentinella.
«Adele! Elisabetta!». La voce di Alexei, che le stava cercando da un’ora con un amico e un uomo del posto, le ha destate. «Siamo qui, siamo qui!», ha urlato una delle due. Alexei ricorda bene la vocina che si era levata intorno all’una di notte dal fondo di quella montagna impervia. «Acuta, quasi impercettibile e si confondeva un po’ con quelle degli altri gruppi di ricerca, tanto che eravamo incerti sul da farsi», racconta il ventiduenne Alexei Coianiz che stava cercando le due piccole sparite nel nulla qualche ora prima dalla casetta isolata dove abitano con mamma e papà, ai bordi dello stesso grande bosco. «Continuate a urlare!». Obbedienti, Adele e Betty si sono sgolate e così i tre soccorritori non hanno più avuto dubbi e, tempo dieci minuti, le hanno individuate con le torce. «Erano accovacciate, con il cane accanto che quando ci ha visto ci è corso incontro per leccarci. Avevano fame e freddo ma non erano agitate. Io ho coperto Elisabetta con la mia felpa, era frastornata, poverina; Silvio ha dato la sua giacca ad Adele, che sembrava più vivace. Dicevano di essersi addormentate. Abbiamo provato a portarle via in braccio ma era impossibile, troppo fango e troppo ripido».
Mentre aspettavano i soccorsi, le due bimbe hanno cercato di spiegare cosa fosse successo. «Stavano giocando in giardino, hanno aperto il cancello con un bastone e Margot è uscita. Volevano riprenderla e così sono entrate nel bosco, con un altro cane e lì si sono perse. Margot è rimasta con loro, non le voleva più lasciare».
Quella sera in casa c’era solo la giovane mamma, Sara, che stava preparando la cena anche per papà Alex di ritorno dal lavoro. «Le ho perse di vista per pochissimo tempo e quando sono andata a riprenderle erano sparite. Ho chiamato e cercato, ma nulla». La montagna è piena di grotte, di cavità naturali, di salti di roccia ripidi e pericolosi. Spaventata, Sara ha dato l’allarme (il magistrato ha aperto un fascicolo sulla vicenda ma è orientato ad archiviare).
Da quel momento, erano le 19 di martedì, si è messa in moto una gigantesca, prontissima macchina delle ricerche. Trecento uomini tra carabinieri, polizia, soccorso alpino, speleologi, Vigili del fuoco, Protezione civile. E molti, moltissimi volontari, come Alexei, Francesco e Silvio. Tutti a correre verso la montagna che aveva inghiottito le due gemelline. Al punto da creare un ingorgo nella stretta via d’accesso al monte Stella. «Francesco mi ha chiamato a mezzanotte perché voleva venire con me sull’altro versante, meno affollato. Per strada abbiamo trovato questo signore, Silvio, che era partito da solo». Poi quella vocina nel buio e l’emozione del ritrovamento. (Andrea Pasqualetto – Corriere della Sera)

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