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Carrara, operaio muore colpito da un blocco di marmo: aveva un contratto di 6 giorni

Un operaio è morto in un deposito di marmi a Marina di Carrara dopo essere stato colpito da un blocco di marmo. Si chiamava Luca Savio e aveva 37 anni: lascia la moglie e una figlia piccola. Secondo la Cgil, stava lavorando con un contratto di 6 giorni. Secondo una statistica del Tirreno, si tratta della 18ª vittima sul lavoro in Toscana, tanto che il sindacato parla di «strage di lavoratori», nonostante la task force della Regione. Tra l’altro, solo due mesi fa in questa stessa zona era avvenuto un altro incidente sul lavoro: l’11 maggio aveva perso la vita un cavatore di 58 anni a Fantiscritti. «Quello che sta pagando il mondo del marmo in termini di vite umane è un prezzo troppo alto, insostenibile per qualsiasi città che si voglia definire civile», dice il sindaco di Carrara Francesco De Pasquale.
Le indagini per ricostruire le dinamiche dell’incidente sono ancora in corso. Secondo una prima ricostruzione, Savio stava lavorando intorno ad un blocco di marmo in un deposito vicino al porto che improvvisamente lo ha colpito mentre lo stava movimentando. Quando la notizia della morte dell’operaio si è diffusa «tutti i cavatori hanno immediatamente abbandonato il lavoro – si legge in una nota della Cgil – e così hanno fatto tanti lavoratori del piano del settore lapideo». Chi ha lavorato, invece, lo ha fatto per donare lo stipendio della giornata alla famiglia dell’operaio. La tragedia di oggi, sottolinea il sindacato, «è indice di fallimento di tutta la nostra comunità». La Cgil insiste: «La nostra posizione è sempre la stessa: le imprese che non rispettano le leggi e le regole in materia di salute e sicurezza sul lavoro devono essere chiuse. Inoltre, tutti gli attori coinvolti devono riflettere sull’opportunità di consorziare le piccole imprese in maniera tale da avere più garanzie e tutele per lavoratori e lavoratrici».
L’operaio, spiega la Cgil, aveva firmato il contratto il 6 luglio, ma aveva iniziato a lavorare il 9 luglio, della durata di soli sei giorni. «Un giovane lavoratore ha perso la vita per un contratto di lavoro di soli 6 giorni. Mentre il dibattito politico ruota intorno all’estensione dei voucher, dovremmo domandarci se questo lavoratore, con un contratto di pochi giorni, abbia ricevuto la corretta formazione sulla sicurezza nel lavoro oppure se questa formula e la conseguente precarietà non sia all’origine dell’infortunio mortale», interviene il segretario della Cgil Toscana con delega alla sicurezza nei luoghi di lavoro, Mauro Fuso.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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