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Marchionne ricoverato in terapia intensiva, le sue condizioni sono definite irreversibili

Prima di entrare in ospedale aveva confermato gli appuntamenti di lavoro agli inizi di luglio, cinque giorni dopo il suo ricovero. Ma da quel 27 giugno l’amministratore delegato di Fca Sergio Marchionne non è più uscito dall’Universitätsspital, la clinica universitaria sulla collina poco distante dal centro di Zurigo. Doveva essere un banale intervento chirurgico alla spalla destra. Anche se voci non confermate parlano di una malattia oncologica ben più grave.
Di sicuro c’è solo che il top manager da anni alla guida del gruppo automobilistico si trova ricoverato in terapia intensiva nella clinica di Rämistrasse in una condizione che viene definita irreversibile. La conferma della gravità delle sue condizioni era arrivata già sabato con un comunicato di Fca, che annunciava l’inevitabile cambio al vertice del Gruppo, dove si parlava di «complicazioni inattese durante la convalescenza post-operatoria, aggravatesi ulteriormente nelle ultime ore».
A quanto si sa, la situazione non è cambiata. L’ufficio media dell’ospedale fa muro, difende la privacy di tutti i pazienti, non vuol confermare nemmeno il ricovero di Sergio Marchionne in uno dei quattro giganteschi reparti di questa cittadella ospedaliera, dove medici e infermieri in camice bianco scivolano silenziosi: «Non possiamo dare informazioni sui nostri pazienti. Non possiamo incontrare i giornalisti».
Al capezzale di Sergio Marchionne c’è tutta la sua famiglia. Anche se nessuno ha visto arrivare la sua compagna Manuela Battezzato e i due figli dell’ex moglie: Alessio Giacomo e Jonathan Tyler. Protetti nella loro comprensibile ansia da queste vetrate e da questi muri dove non viene fatto trapelare niente.

Fonte: Fabio Poletti – La Stampa

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